Mentre in passato la pensione era vista come una garanzia inossidabile, talvolta concessa fin troppo facilmente - pensiamo alle baby Pensioni introdotte dal governo Rumor nel 1973, che permetteva alle donne sposate con figli dipendenti del pubblico impiego di accedere all'assegno con meno di 15 anni di contributi, 20 anni per i dipendenti statali e 25 per quelli degli enti locali - oggi la pensione viene percepita come un un'angosciante incognita. Ed è comprensibile, visto che la tendenza è quella di accedere alla pensione sempre più tardi e con importi sempre più bassi.

Le novità dal 2019

Già a partire dal 2019 per andare in pensione saranno necessari 5 mesi di lavoro in più. La legge prevede che l'Istituto Nazionale di Statistica (Istat) comunichi periodicamente al Ministero del Lavoro e a quello dell'Economia i dati relativi alla speranza di vita, e in base a questi sia adeguata l'età pensionabile, che nel 2019 sarà elevata a 67 anni. Una prassi prevista ogni due anni, in virtù della quale nel 2021 serviranno presumibilmente 67 anni e 3 mesi per accedere all'assegno previdenziale, che aumenteranno a 67 anni e 6 mesi nel 2023.

A meno che la legge non venga modificata in favore dei lavoratori - cosa che attualmente appare impensabile, alla luce dei conti pubblici e quelli dell'Inps - nel 2060 gli italiani non potranno andare in pensione prima dei 70 anni di età.

Pensioni sempre più misere

Mentre l'età pensionabile è destinata ad allungarsi sempre di più, l'importo degli assegni è destinato ad essere sempre più misero. L'aumento dell'aspettativa di vita infatti incide anche sul calcolo della pensione contributiva.

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Pensioni

L'attuale normativa prevede che più si allunga l'aspettativa di vita, più aumenta il cosiddetto "coefficiente di trasformazione" e più si riduce - in modo significativo - l'importo della pensione. Facciamo un esempio con il caso di un lavoratore che è arrivato all'età pensionabile con uno stipendio di 2.000 euro al mese. In virtù dell'adeguamento del coefficiente di trasformazione, accedendo alla pensione otto anni fa avrebbe percepito un assegno di 1.600 euro, mentre quest'anno riceverà 1.400 euro, ben 200 in meno.

Nonostante il costo della vita rispetto al 2009 sia aumentato in modo considerevole. E questo rapporto è destinato ad aumentare in futuro, a meno che lo Stato non decida di stabilire un limite all'aumento dell'età pensionabile e venga modificata anche la parte della legge che prevede l'adeguamento del coefficiente di trasformazione.

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