Ci sono periodi buoni ed altri meno buoni per qualsiasi cosa, ma per le Pensioni, i tempi duri sembrano non finire mai. Dopo la deludente Legge di Bilancio, per quanto concerne le prerogative dei pensionati o futuri tali, che non ha portato sostanziali novità indirizzate verso la flessibilità in uscita o la garanzia di pensioni degne per i futuri pensionati, tra il 24 ed il 25 ottobre sono arrivate altre brutte sorprese. C’era attesa per i dati ISTAT riguardanti l’aspettativa di vita e per una pronuncia della Corte Costituzionale in materia previdenziale.

A dire il vero le speranze che dalle novità attese uscisse qualcosa di buono per i cittadini, erano ridotte al lumicino, ma la realtà è sempre dura da mandare giù. Ecco cosa è successo in questi due giorni per le pensioni e cosa succederà in futuro.

La pensione a 67 anni

Corte dei Conti, Ragioneria di Stato, Inps e perfino la Banca d'Italia si erano schierate contro qualsiasi ipotesi di bloccare l’annunciato innalzamento dell’età pensionabile nel 2019. Per via del meccanismo dell’aspettativa di vita è già stabilito che nel 2019 la pensione di vecchiaia si centrerà per tutti a 67 anni. Probabile anche l’innalzamento della pensione anticipata o di anzianità, a 43 anni e 2 mesi di contributi. L’Istat, l’Istituto di Statistica che ogni anno conteggia la stima di vita degli italiani, cioè la durata della vita, ieri sera ha confermato come adesso la speranza di vita degli italiani sia tornata a crescere, dopo il passo indietro del 2015.

Proprio il fatto che si vive di più è il motivo per il quale anche le pensioni si percepiranno più in avanti con l’età o con i contributi versati. Secondo i tecnici. il sistema previdenziale italiano non può permettersi di mandare in pensione la gente nel 2019 con i requisiti di oggi. A rischio la stabilità del sistema perché, invecchiando la popolazione e riducendosi drasticamente le nascite, sono sempre di meno le persone che pagano i contributi utili all’Inps per pagare le pensioni.

Questo quanto asseriscono dalla stanza dei bottoni, che precedentemente avevano spiegato quanto gli immigrati siano quelli che detonano un pò questa erosione di forza lavoro, utile a finanziare le casse dell’Inps. In parole povere, secondo Boeri, gli immigrati che arrivano in Italia servono per dare soldi all’Istituto di Previdenza che poi li rigira sotto forma di pensioni agli italiani, la cui popolazione originaria si sta riducendo per via dei decessi e delle nascite, di segno diametralmente opposto.

Il Bonus Poletti era equo

Se l’Istat dà ragione ai tecnici con cifre e numeri, la Corte Costituzionale dà ragione al Governo con una sentenza. I giudici costituzionalisti dovevano esprimere parere di costituzionalità sul Bonus Poletti, oggetto di diversi ricorsi. Il Bonus che fu la risposta del Governo Renzi ad un’altra sentenza della Consulta circa il blocco delle pensioni per il biennio 2012-2013 voluto dalla Fornero, sancì rimborsi una tantum per i pensionati vittime della penalizzazione. La mancata indicizzazione delle pensioni al tasso di inflazione per quei due anni, fu sanata dal bonus con una erogazione in unica soluzione diversa a seconda di quanto si percepiva di pensione. Rimborsi maggiori (la media globale intorno a 500 euro) per le pensioni pari a 3 volte il minimo e così via a scalare fino allo zero percepito dai pensionati con assegni pari o superiori a 6 volte il minimo.

In pratica la partita iniziata dalla sentenza della Corte Costituzionale sul blocco Fornero finisce qui, perché il Bonus Poletti secondo la Consulta è bastato a sanare il maltolto ai pensionati. Le polemiche non si placheranno, soprattutto alla luce delle motivazioni addotte dai giudici costituzionalisti. Secondo la Corte, è ragionevole il bilanciamento tra le esigenze di finanza pubblica ed i diritti dei pensionati. Niente rimborso quindi per pensionati che secondo Governo e giudici, percepiscono pensioni sufficienti e dignitose. Va ricordato inoltre che per le pensioni a partire da 6 volte il minimo, il blocco è perdurato anche successivamente a quello Fornero e la Legge di Bilancio 2016 lo ha prorogato anche per il 2018.

A gennaio quindi niente scatti e niente perequazione per questi pensionati, a differenza degli altri, con pensioni più basse che dovrebbero vedersi aumentare le pensioni a partire dal prossimo gennaio, come previsto dalla manovra finanziaria dell’attuale Governo approvata lo scorso 16 ottobre.