Il Governo non arretra sulla pensione a 67 anni che dal 2019 sarà la soglia utile per la stragrande maggioranza dei lavoratori in funzione della pensione di vecchiaia. Si tratta, come tutti sanno, dell’aumento di 5 mesi imposto dall'aumento dell’aspettativa di vita come previsto già dai tempi della riforma Fornero. Si tratta di un inasprimento dei requisiti di accesso alle Pensioni che per il Governo è necessario per permettere al sistema di essere sostenibile dal punto di vista dei conti pubblici.

Ci sono impegni economici presi dal Governo nei confronti dell’Unione Europea in termini di debito pubblico e pareggio di bilancio che hanno messo in conto i risparmi derivanti dallo spostare in avanti nel tempo le pensioni. Ecco perché non si può eliminare questo aumento e questo è stato confermato anche ieri durante l’incontro di Palazzo Chigi tra Governo e parti sociali. Dal Summit però esce fuori una certa apertura del Governo a ritoccare questo meccanismo dell’aumento età pensionabile.

Nessun rinvio

Va ricordato che l’aumento dell’età pensionabile a 67 anni non è automatico anche se già largamente previsto. Necessario un decreto del Consiglio dei Ministri che a dire il vero sarebbe dovuto uscire a settembre. Prima la nota di aggiornamento del DEF e poi la fuoriuscita dei dati statistici Istat sulla stima di vita degli italiani sono stati i fattori che hanno prodotto questo rinvio del decreto.

A questo va aggiunto il fatto che il Governo Gentiloni sta andando a scadenza, con la campagna elettorale per le prossime elezioni politiche già avviata da un bel po’. Un provvedimento di questo tipo metterebbe a rischio il già basso gradimento dell’elettorato nei confronti dei partiti dell’attuale maggioranza. Ecco perché balenava l’idea di rinviare il decreto di 6 mesi, spostando di fatto l’onere della inevitabile decisione al nuovo Esecutivo.

Padoan, ieri sera, 02/11, a margine del Summit previdenziale, ha chiaramente detto che nessun rinvio è previsto e che probabilmente il decreto che ratificherà questo aumento dell’età pensionabile uscirà nei prossimi giorni.

Correttivi

Il Governo, come dicevamo, ha aperto a correggere il provvedimento, dando in qualche modo ascolto ai sindacati che chiedevano quantomeno di differenziare l’adeguamento dell’età pensionabile in base al lavoro svolto. Una operazione simile a quella che ha consentito al Governo di creare Ape sociale e quota 41 per i cosiddetti lavori gravosi. Nelle ore precedenti l’incontro sembrava che l’idea fosse di congelare l’adeguamento fino al 2026 per queste categorie.

A dire il vero, come riporta anche l’edizione odierna del Giornale, il Governo ha solo aperto la porta all’esenzione totale o parziale di questo aumento per il 2019. La questione blocco fino al 2026 non riguarda i lavori gravosi ma quelli usuranti. I lavori gravosi che potrebbero beneficiare del fatto che nel 2019 potranno andare in pensione ancora a 66 anni e 7 mesi, o poco più (ma non a 67 anni come per tutti gli altri lavoratori) sono quelli del pacchetto previdenziale di Anticipo Pensionistico e Anticipo Precoci.

Sono 11 categorie, cioè maestre di asilo, infermieri delle sale operatorie e sale parto, edili, gruisti, camionisti, macchinisti ferrotranviari, addetti alle pulizie, conciatori di pelli, addetti all’assistenza invalidi, operatori ecologici.

Tutte tipologie di lavoratori molto comuni che non centrano nulla con i lavori usuranti. Per questi l’apertura del Governo sembra essere quella del blocco fino a tutto il 2026, ma si tratta di lavori molto rari e poco comuni. Si va dai palombari ai minatori, da lavoratori in attività in spazi angusti e stretti a quelli sottoposti alle alte temperature o a contatto diretto con l’amianto. Usuranti anche lavoratori che svolgono la loro attività in maniera più o meno continuativa durante la notte, operai delle linee a catena e autisti di mezzi pubblici con trasporto di persone in numero maggiore di 9.

Tutti quelli che oggi possono centrare la pensione anticipata per usuranti, a 61 anni e 7 mesi e che per i quali l’ultima finanziaria ha già bloccato l’adeguamento all'aspettativa di vita per il biennio 2018/2019 e cancellato le finestre mobili.

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