La possibile realizzazione della quote 100 è stata al centro del dibattito elettorale e probabilmente può rappresentare anche una delle chiavi di lettura dei risultati espressi nelle urne. Di fatto, sarebbe una soluzione in grado di dare ampia flessibilità nell'accesso alla pensione, visto la formula di funzionamento. Ricordiamo ai lettori che nella pratica si tratta di ottenere l'ingresso nell'Inps sommando l'età con gli anni contributivi. Così, ad esempio, un lavoratore con 36 anni di contribuzione potrebbe ottenere la quiescenza a 64 anni, con più di 3 anni di anticipo rispetto all'uscita di vecchiaia.

Il contraltare sarebbe però un ricorso più esteso al ricalcolo contributivo, vincolo che secondo i fautori risulta necessario per limitare l'impatto negativo sui conti pubblici.

La nuova Quota 100 e 41: la ricerca della quadra è sulla sostenibilità

Stante la situazione appena descritta, il problema principale nell'attuazione di una simile soluzione resta la necessità di reperire adeguate coperture. Secondo l'ex Sottosegretario al lavoro ed esperto di tematiche previdenziali Alberto Brambilla, la quadra potrebbe essere trovata grazie ad alcuni accorgimenti.

La quota 100 si realizzerebbe a partire dai 64 anni (con due anni di ricorso ai contributi figurativi, senza considerare la maternità). Allo stesso tempo, si potrebbe aprire anche all'uscita indipendentemente dall'età, con almeno 41 anni e mezzo di versamenti, accettando un ricalcolo interamente contributivo dell'assegno a partire dal primo gennaio del 1996 (in coincidenza con l'avvio della c.d. Riforma Dini).

Pensioni anticipate: l'abbandono dell'APE sociale e la conferma di APE volontaria e RITA

Se tali misure fossero confermate, una parte delle risorse potrebbero essere dirottate da quelle attualmente impiegate per l'APE sociale. L'opzione potrebbe infatti venire considerata dai tecnici del futuro Governo come troppo discrezionale e limitata, pertanto poco convincente. Resterebbero invece in essere, in ottica di garantire un maggior numero di opzioni di uscita, l'APE volontaria, la versione aziendale (il cui costo è corrisposto dal datore di lavoro) e la RITA dei fondi pensione.

Infine, si lascerebbe intatto il meccanismo di adeguamento automatico dell'età di quiescenza all'aspettativa di vita, visto che una sua cancellazione diverrebbe troppa onerosa dal punto di vista delle coperture.

La battaglia sulle stime di costo per la flessibilità previdenziale

Sullo sfondo resta la discussione accesa in merito ai costi delle misure ed alla necessità di reperire adeguate coperture. Negli scorsi giorni il Presidente Inps Tito Boeri ha evidenziato come secondo le stime dell'Istituto, avviare la quota 100 e 41 potrebbe arrivare a costare fino a 90 miliardi di euro. Un conteggio che per Brambilla è possibile quasi dimezzare a 50 miliardi seguendo le linee guida appena esposte.

La differenza non è di poco conto, sia dal punto di vista quantitativo che qualitativo. È infatti proprio su questo terreno che si giocherà l'ultima battaglia per l'introduzione di nuovi meccanismi di flessibilità previdenziale.

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