Se tutto filerà liscio e se Di Maio e Salvini riusciranno a trovare un accordo per Palazzo Chigi e su chi diventerà Premier la previdenza italiana potrebbe davvero subire il tanto atteso scossone che milioni di italiani sognano. Ma non si tratta solo di cancellare la tanto antipatica Legge Fornero, perché anche i vitalizi, altro capitolo molto odiato dagli italiani potrebbe finalmente essere messo a posto e risotto. Se la contro-riforma previdenziale viene vista male da Bruxelles e dai vertici dell’Economia Comunitaria perché produrrebbe costi a detta loro insostenibili, i tagli alle Pensioni dei politici, ai vitalizi ed ai privilegi di chi viene eletto sicuramente porterebbe risparmi.

Ecco il punto della situazione e cosa davvero potrebbe accadere adesso.

I vitalizi ed il nuovo Presidente Fico

Sull’argomento vitalizi è importante un articolo del sito QuiFinanza.it. Con l’elezione dei Presidenti delle Camere, soprattutto con quella del grillino Fico alla Camera dei Deputati, torna in cima ai provvedimenti che potrebbero essere adottati quello dell’abolizione o dei tagli dei vitalizi. Tante volte proposte di legge o decreti su questo argomento sono stati bocciati dai Parlamentari delle Camere nonostante le critiche ed il malcontento popolare.

Adesso l’arma in mano al Movimento 5 Stelle è nettamente più forte di quanto lo era prima all’opposizione. Secondo le indiscrezioni, il M5S sta per presentare non una nuova proposta di legge suoi tagli alla politica, bensì un decreto dell’Ufficio di Presidenza della Camera dei Deputati, quella presieduta da qualche giorno proprio dal loro Roberto Fico. Una delibera sarebbe più difficile da rigettare al mittente rispetto ad un Ddl e pertanto, questa opzione potrebbe davvero mettere la parola fine ad una annosa questione.

A dar manforte a questa possibilità le probabili nuove elezioni del 2019, quando potrebbero unirsi alle Europee anche le nuove Politiche dopo i risultati delle ultime che non sono nel segno della governabilità. Adottare un provvedimento del genere darebbe ancora maggior appeal a quei partiti che hanno vinto le elezioni anche se non hanno i numeri per un Governo. La delibera di cui parliamo cambierebbe i privilegi di quanti sono stati eletti il 4 marzo ma anche dei loro predecessori.

I neoeletti non maturerebbero più una pensione a 65 anni di età anche se si completasse una intera legislatura di 5 anni pieni. I contributi del Parlamento sarebbero solo aggiunti a quelli delle loro normali vite lavorative. Per quanti invece hanno già maturato i privilegi in base alle leggi vigenti, si vedrebbero ridurre l’importo della pensione per via del calcolo contributivo oggi non applicato.

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Abolire la Fornero

L’argomento mette paura soprattutto a Bruxelles come si capisce dai ripetuti moniti che BCE e FMI mandano all’Italia da cui arrivano notizie di una presunta volontà di abolire la Legge Fornero. Lega e M5S sono tra i partiti che maggiormente spingono verso un definitivo superamento della tanto antipatica riforma. Le idee per superarla sono ormai note. Come riporta il settimanale “Panorama”, si parte sempre dalla pensione a 64 anni con 36 di contributi, cioè quota 100.

Un sistema di flessibilità pensionistica vera, che consentirebbe di andare in pensione quando la somma di contributi e di età anagrafica raggiunge 100. Con questo sistema nessuno vieterebbe di accedere alla pensione con 60 anni di età e 40 di contributi piuttosto che con 62 anni di età e 38 di contributi. Altra misura popolare sarebbe la quota 41, stavolta senza distinzioni tra lavoratori o tra soggetti disagiati. Con 41 anni di contributi si andrebbe in pensione senza badare all’età anagrafica. Misura queste che riscuotono appeal nell’elettorato e tra i lavoratori ma che dovrebbero essere implementate di altre prestazioni per chi di contributi versati ne ha pochi e non arriva ne ai 41 della pensione anticipata e nemmeno ai 30 ed oltre che servono per quota 100.

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