Ci sono soggetti che andranno in pensione a 75 anni mentre ce ne sono tanti altri che lo sono già da età molto giovane. Lo rimarca Tito Boeri che mette in luce una anomalia tutta italiana che riguarda il nostro sistema previdenziale. Nel frattempo come conferma l’Inps nella sua circolare 62 dello scorso 4 aprile, dal 2019 i requisiti utili alle svariate misure previdenziali disponibili saliranno ancora. La pesantezza dei requisiti previdenziali richiesti a chi vuole andare in pensione si aggiunge alla disoccupazione crescente ed al precariato che non consentono da anni, a molti italiani, di avere carriere lavorative tali da garantirsi un futuro in quiescenza.

Chi non ha contributi o ne ha pochi però, può sfruttare alcune misure atte proprio a consentire loro di accedere comunque alla pensione. Ecco cosa prevede l’ordinamento, cosa cambierà nel 2019 e cosa dice l’Inps al riguardo.

Assegno sociale

L’assegno sociale è la misura destinata a soggetti privi di contribuzione lavorativa o con contributi insufficienti per le normali misure previdenziali. Basta centrare l’età pensionabile prevista che dal 1° gennaio scorso è diventata uguale a quella delle Pensioni di vecchiaia a 66 anni e 7 mesi senza differenze di genere.

Come rimarca l’Inps nella recente circolare dal 2019 anche l’assegno sociale verrà percepito a 67 anni di età, con l’aumento dei 5 mesi previsto dall’aspettativa di vita.

Pensioni con meno di 20 anni di contribuzione

La nuova comunicazione Inps ha di fatto stabilito che molti italiani raggiungeranno la loro pensione a 71 anni di età. Si tratta di soggetti che hanno il primo accredito dei contributi posteriore al 31 dicembre 1995 e che hanno minimo 5 anni di contributi versati.

Per costoro esiste la pensione con 5 anni di versamento ma dal 2019 potrà essere sfruttata a 71 anni di età. In linea generale e come si evince dai dati statistici dell’Inps, si tratta di soggetti che prima richiedono l’assegno sociale e poi cercano di sfruttare l’offerta della pensione di vecchiaia con quei 5 anni di lavoro alle spalle. Stesso discorso per coloro che rientrano nelle deroghe Amato e che possono andare in pensione senza i 20 anni di lavoro alle spalle.

Si tratta dei cosiddetti quindicenni che però devono aver chiuso i 15 anni di lavoro prima del 1993. La questione dei contributi da racimolare per andare in pensione assume ancora maggior importanza oggi in vista di quanto succederà nel 2019. Le pensioni distaccate dai limiti di età, da quella anticipata alla quota 41 per precoci nel 2019 si allontaneranno di 5 mesi. Serviranno 43 anni e 3 mesi per gli uomini e 42 anni e 3 mesi per le donne con la ex pensione di anzianità, mentre 41 anni e 5 mesi per i precoci disagiati.

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Tra lavoro e pensioni

L’assenza di lavoro stabile poi mette in risalto il problema dei giovani che secondo le ultime esternazioni di Tito Boeri, rischiano di dover attendere i 75 anni per centrare la loro pensione. Il Presidente dell’Inps cita i giovani che oggi hanno meno di 38 anni e che per il vuoto contributivo non andranno in pensione prima di quella età. In definitiva, giovani che non trovano lavoro e anziani che già oggi rischiano di andare in pensione oltre i 70 anni si scontrano con le baby pensioni erogate in passato dallo Stato.

Come riporta il sito "investireoggi", con un articolo di oggi 13 aprile, esistono soggetti in pensione già a 29 anni di età, sfruttando una vecchia possibilità che concedeva l’accesso alla quiescenza con 14 anni 6 mesi ed un giorno di lavoro. Un esempio è del Friuli dove c’è una donna oggi sessantaquattrenne che è in pensione dai suoi 29 anni. Un problema ed una anomalia questa che Boeri spera possa risolvere il nuovo Governo se mai dovesse davvero nascere.

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