Dopo il periodo di sperimentazione entra in piena attuazione una importantissima misura prevista dal Jobs Act di Mateo Renzi. Si tratta dell’assegno di ricollocazione, quello che per tutti è il principale strumento di politica attiva in materia lavoro. Dopo il via definitivo del 14 maggio scorso, come previsto, da lunedì 28 maggio gli interessati potranno presentare istanza avvalendosi dell’aiuto dei patronati che hanno aderito al progetto e stretto convenzione con l’Anpal, l’Agenzia per le Politiche Attive del Lavoro.

La notizia riguardante la nuova misura e le novità circa la presentazione della domanda ha fatto il giro dei media e del web e come riporta il Messaggero nell’edizione digitale del 28 maggio, adesso si entra davvero a regime.

Come funziona

L'assegno di ricollocazione è appannaggio dei beneficiari della Naspi da almeno 4 mesi. In pratica, l’incentivo è rivolto a soggetti disoccupati da almeno 4 mesi e che continuano ad avere difficoltà a trovare lavoro. L’assegno è di diverso importo a seconda del profilo di occupabilità del lavoratore, cioè più difficile è trovare lavoro ad un beneficiario, maggiore è l’assegno erogato.

Si va da 250 a 5.000 euro in base, come dicevamo, alla difficoltà nel ricollocare il senza lavoro ed anche in base alla tipologia di contratto che il disoccupato andrà a trovare quando la ricollocazione lavorativa sarà avvenuta. La somma di denaro non finirà nelle tasche dei lavoratori materialmente, ma potrà essere utilizzata presso un Centro per l'Impiego o un'Agenzia per il Lavoro accreditata dall’Anpal.

I Centri per l’Impiego e le Agenzie, assegneranno un tutor ad ogni disoccupato e metteranno in atto un programma personalizzato di ricerca intensiva di lavoro, riqualificando se necessario il fruitore del benefit, per agevolarne la ricerca.

Politiche attive

In pratica un vero e proprio strumento di politica attiva del lavoro, questo quello che rappresenta nel panorama normativo italiano l’assegno di ricollocazione.

L’assegno viene riconosciuto all'ente che fornisce il servizio, perciò al Centro per l’Impiego o all’Agenzia di Lavoro, ma a condizione che l’operazione vada a buon fine. In pratica, anche se assegnato, l’assegno sarà pagato all’Ente solo se il disoccupato trovasse nuova collocazione lavorativa. La ricollocazione lavorativa per essere considerata utile al buon esito della misura deve essere a tempo indeterminato, anche se trattasi di apprendistato, ma anche a tempo determinato, purché di durata non inferiore a 6 mesi. Solo per le regioni dello stivale svantaggiate, quelle del Mezzogiorno, cioè Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia, il contratto a tempo determinato della durata minima di 3 mesi dà diritto alla chiusura del pagamento dell’assegno di ricollocazione all’Agenzia o all’Ufficio di Collocamento.

Come comunica il Ministero del Lavoro, la sperimentazione ha interessato quasi 30mila soggetti ai quali, per presentare istanza è stato necessario rivolgersi ai Centri per l’Impiego o registrarsi al sito dell’Anpal. Da lunedì scorso, in maniera gratuita, la domanda potrà essere inoltrata sempre all’Anpal, ma avvalendosi del lavoro dei patronati.

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