Una notizia positiva è finalmente arrivata per i lavoratori statali del comparto Scuola. Dopo tanto attendere, dopo indiscrezioni e notizie più o meno ufficiose, sul portale NoiPa vengono confermate le date in cui i lavoratori percepiranno gli emolumenti previsti dal rinnovo contrattuale che ha visto la firma definitiva di Governo e sindacati lo scorso 19 aprile. La notizia riguarda tanto il comparto scuola tanto quello delle Forze dell’Ordine che erano ancora in attesa che la querelle completasse il suo iter.

Infatti fino ad oggi solo il comparto delle Funzioni Centrali, quello che riguarda i cosiddetti lavoratori ministeriali ha completato la procedura con i lavoratori che a marzo oltre a ricevere gli arretrati per il biennio 2016/2017 hanno iniziato a percepire il nuovo stipendio con i relativi aumenti. Vediamo adesso cosa percepiranno i lavoratori interessati dalla notizia ufficiale di NoiPa tra maggio e giugno.

Soluzione in due fasi

L’applicazione del nuovo CCNL (contratto Collettivo Nazionale di Lavoro) del comparto Scuola con decorrenza 1° gennaio 2016 inizierà a sortire i suoi effetti già nei prossimi giorni.

Per fine maggio, infatti, saranno elargiti gli arretrati spettanti a tutti i lavoratori per quanto riguarda il biennio 2016/2017 e per i primi mesi di questo 2018. L’erogazione degli arretrati, come successo già con i ministeriali, avverrà con un cedolino speciale. A giugno poi, sempre in base al comunicato reso pubblico sul portale, arriveranno gli adeguamenti di stipendio ed i relativi aumenti. In estrema sintesi, oltre 80 euro di aumento lordo delle retribuzioni per tutti i docenti, bidelli, assistenti tecnici ed amministrativi della scuola con arretrati in unica soluzione.

Restano confermati gli 80 euro del bonus Renzi così come il bonus docenti della legge 107/15 che però confluirà solo in parte nel salario perché un’altra parte sarà destinato alla contrattazione. Infatti viene incrementata la Retribuzione Professionale Docenti (RPD) così come il Fondo di miglioramento offerta formativa (MOF). Per garantire alle fasce retributive più basse un aumento in linea con le ormai celebri 85 euro lorde a lavoratore, viene inserito il cosiddetto elemento perequativo.

Le cifre

Gli aumenti e gli arretrati saranno appannaggio anche di supplenti e precari, che saranno fatti rientrare come importi nel primo scaglione di anzianità, quello fino ad 8 anni ed anche per i neo pensionati, quelli che hanno lasciato il lavoro a cavallo di questo rinnovo. Per quanto riguarda le cifre, uno studio del sindacato di categoria, l’Anief, ha prodotto le tabelle che riguardano le cifre nette per lavoratore, distinte per categoria e anzianità. Gli aumenti, così come gli arretrati infatti saranno diversi a seconda di questi parametri. Ai maestri della scuola d’infanzia o delle elementari, toccheranno 41 euro nette in più al mese per anzianità fino a 35 anni mentre per maestri più anziani si sale a 46 euro.

Ai maestri delle scuole secondarie invece a quelli con anzianità superiore ai 35 anni toccheranno aumenti netti da 50 euro in quella di primo grado, da 47 euro per quella di secondo grado se ITP o da 52 euro per i laureati. Per i bidelli e in genere per tutti gli Ata, si va da un aumento netto di 37 euro per i meno anziani (fascia da 0 a 8 anni) ai 42 per la fascia massima (oltre 35 anni di lavoro). Per i D.S.G.A invece aumenti compresi tra 38 e 50 euro. Come arretrati invece, sempre parlando di cifre nette, un bidello percepirà tra 195 e 252 euro a seconda del grado di anzianità. Un assistente tecnico amministrativo invece avrà tra 218 e 290 euro così come i direttori avranno tra 284 e 429 euro.

Le maestre di asilo o delle scuole elementari risuciranno ampercepire come arretrato da 248 a 359 euro netti, per i professori delle scuole medie 271 395. Nelle scuole di 1° e secondo grado ad un prof. diplomato si va da 250 a 373 euro mentre per i laureati da 271 a 412 euro. Va ricordato che gli scaglioni in cui il nuovo contratto distingue le anzianità di servizoo sono da 0 ad 8 anni, da 9 a 14, da 15 a 20, da 21 a 27 e da 28 a 34 anni, con l'anzianità massima fissata in 35 o più anni di servizio.

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