La scelta di tagliare le Pensioni più alte giunge in extremis da parte del governo del cambiamento. Proprio alla fine si è deciso di congelare, almeno per ora, la cosiddetta rivalutazione degli assegni pensionistici che superano i 2.000 euro lordi al mese.

La rivalutazione delle pensioni più alte verrà congelata

A rivelare la notizia sono state più testate giornalistiche; tra queste 'Il Giornale' e ‘Il Messaggero’. Quest'ultimo, sottolinea come il cambiamento di rotta relativo alla rivalutazione degli assegni pensionistici varrà solo per quelli che avranno un range compreso tra i 1.500 e i 2.000 euro lordi al mese.

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In buona sostanza, nessuna rivalutazione invece anche per il 2019 per gli assegni più alti che superano di molto questo importo massimo.

Il ministro del Lavoro Luigi Di Maio, per dire il vero, nelle settimane scorse proprio sull'argomento rivalutazioni aveva già fatto trapelare le sue intenzioni e quelle dell’esecutivo a proposito di porre un freno agli assegni con importi più elevati.

Qualcuno già parla di adeguamenti a metà, di solite promesse fatte e poi disattese. Per tale motivo le stesse fonti giornalistiche spiegano che “la riduzione percentuale del recupero dell'inflazione verrà applicata su tutto l'assegno e non sulla parte eccedente ad una certa soglia”.

Tutto questo si tradurrà in un meccanismo (definito tecnicamente “raffreddamento” sugli aumenti) che avrà il paradossale effetto di svantaggiare coloro i quali oggi percepiscono ogni mese un assegno pensionistico medio-basso.

I vantaggi del raffreddamento degli assegni superiori ai 2.000 euro al mese

Dal suddetto raffreddamento degli aumenti pensionistici, dovuti proprio alla mancata rivalutazione degli importi superiori ai 2.000 euro, lo Stato incasserà – secondo i primi calcoli effettuati dai tecnici del governo giallo verde – alcune centinaia di milioni di euro.

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Resta in ogni caso già attivo e funzionante il fondo di 6,7 mld – ricorda il Messaggero. Questo tesoretto, predisposto dal ministero di Luigi Di Maio, ha come fine ultimo quello di smorzare (anche dal punto di vista psicologico) le ‘catene’ e i vincoli presenti attualmente nella riforma predisposta dell'ex ministro Fornero e che entrambe le due forze politiche di governo combattono da sempre.

'Contributo di solidarietà' per i tagli sugli assegni pensionistici superiori ai 4.500 euro

La nuova proposta previdenziale ipotizzata dall'esecutivo, intende riconfermare la misura della rivalutazione integrale degli assegni pensionistici suddetti, fino ad un massimo di 3-4 volte il minimo (1500 euro) e invece, veri e propri tagli sulle fasce pensionistiche più elevate, cioè quelle sopra i 4.500 euro mensili.

I tagli previsti per gli importi superiori a quest’ultima cifra contribuiranno a rimpinguare il fondo predisposto dal vice premier Di Maio. Si tratta, nello specifico, di un contributo valido per i prossimi cinque anni, definito dagli stessi esperti economici del governo Conte, ‘contributo di solidarietà’.