La quota 100, la novità pensionistica che entrerà nel sistema dal 2019, non prevede penalizzazioni. Inizialmente infatti sembrava che sulla misura si dovessero abbattere alcune penalizzazioni quali il taglio relativo a ricalcolo contributivo degli assegni o alla riduzione di pensione in base agli anni di anticipo sfruttati rispetto ai 67 anni della pensione di vecchiaia. Nulla di questo, come confermato da tempo anche dal Vice Premier Matteo Salvini. Questo però non vuol dire che chi riuscirà ad anticipare la quiescenza con la quota 100, non subirà tagli di assegno.

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L’anticipo di pensione infatti costerà qualcosa in termini di calcolo delle Pensioni per i fruitori della novità. Sull’argomento le analisi, i conteggi e le stime si susseguono giorno dopo giorno, con risultati non diversi a seconda di chi effettua l’indagine, ma che in ogni caso confermano come a fronte dell’anticipo di pensione offerto qualcosa i lavoratori dovranno perdere. L’ultima analisi che potremmo definire ufficiale è quella dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio secondo il quale ci sarebbe da fare i conti con tagli che potrebbero arrivare a superare il 34%.

La sconvenienza di quota 100 messa in risalto anche dall'Ufficio Parlamentare di Bilancio.
La sconvenienza di quota 100 messa in risalto anche dall'Ufficio Parlamentare di Bilancio.

Un pesante taglio che andrà senza dubbio ad incidere sulla platea dei beneficiari che potrebbero venire dissuasi dallo scegliere il nuovo canale di uscita dal lavoro.

Perché queste penalità

Anche senza penalità nell’apparato tecnico della misura, le pensioni erogate con quota 100 saranno inevitabilmente più basse. Questione di coefficienti di trasformazione dei contributi in assegni previdenziali e questione di anni di contributi in meno versati.

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Il sistema italiano infatti prevede che prima si esce dal lavoro e meno favorevole è il coefficiente che serve per trasformare il proprio montante dei contributi in pensioni. Questo non solo per quota 100, ma anche per le pensioni di anzianità per esempio. A questo va aggiunto il fatto che lasciando il lavoro prima, per esempio a 62 anni con 38 di contributi versati come diventerà possibile con la prima combinazione di quota 100 utile, il lavoratore si troverà a versare ben 5 anni in meno di contributi.

La pensione di vecchiaia a 67 anni e la pensione di anzianità a 43 anni e 3 mesi di contributi infatti, per il sessantaduenne che sfrutterà la quota 100, sono distanti più o meno 5 anni e naturalmente smettendo di lavorare non si verseranno più i contributi che pertanto non incideranno sull’importo delle pensioni.

L’analisi dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio

Nel corso dell’audizione parlamentare sulla legge di Bilancio, l’Upb ha reso nota una simulazione di calcolo delle pensioni con quota 100.

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Una simulazione realistica perché fatta usando i dati ufficiali dell’Inps. Lo studio dimostra come, coloro che raggiungeranno i requisiti previsti dalla quota 100 nel 2019, optando per la novità previdenziale lasceranno parte dell’assegno di pensione teoricamente spettante, con percentuali che salgono al salire degli anni di anticipo in uscita dal lavoro. Nella tabella illustrativa che l’Upb ha utilizzato nell’audizione si dimostra che per chi andrà in pensione con quota 100, anticipando l’uscita di un solo anno rispetto alla pensione di vecchiaia, quindi il soggetto con 66 anni e 38 di contributi, perderà circa il 5% di pensione mensile.

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Su una pensione ipotetica di 1.200 euro al mese, il taglio sarà di circa 60 euro al mese, cioè quasi 800 euro all’anno. Taglio piuttosto pesante che per chi riuscirà a lasciare il lavoro già a 62 anni significa una perdita del 34%, con taglio di 400 euro al mese per il pensionato con assegno da 1.200 euro al mese di cui parlavamo prima. Un grosso problema questo che potrebbe portare molti lavoratori a non utilizzare la quota 100 aspettando le normali soglie di uscita dell’attuale normativa vigente che si basa ancora sulla riforma Fornero.

Secondo l’Upb solo la metà dei potenziali aventi diritto opterà per quota 100 e probabilmente questa è la stima che ha utilizzato l’esecutivo per varare la misura. Infatti sempre secondo l’Upb, se tutti i potenziali aventi diritto alla quota 100 lasceranno il lavoro nel 2019, ci vorrebbero 13 miliardi di euro. L’esecutivo nella bozza di manovra ha stanziato 6,7 miliardi al capitolo pensioni, che comprende anche opzione donna. Ma se davvero la metà di coloro che hanno i requisiti per la quota 100 resteranno al lavoro, i soldi stanziati dall’esecutivo basteranno per coprire dal punto di vista finanziario l’intervento previdenziale.

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