Non sarà una vera e propria riforma e la legge Fornero - a vederla bene - non è stata ancora depennata dal sistema. Ma dopo le novità del governo Conte, le possibili vie di uscita dal Lavoro per andare in pensione aumentano. Per molti entrano in scena o vengono confermate misure che davvero favoriranno l’uscita dal lavoro con discreto anticipo rispetto alle normali soglie previste dall’ultima vera riforma del vecchio Governo Monti. A Pensioni anticipate, di vecchiaia e deroghe varie ancora vigenti, l’esecutivo giallo-verde aggiungerà quota 100 e opzione donna.

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Inoltre, sempre l’attuale esecutivo ha confermato anche per l’anno prossimo l’Ape sociale ed escluso le pensioni anticipate dall’aumento di 5 mesi previsto dall’aspettativa di vita. Con un articolo di approfondimento, il quotidiano il Sole 24 Ore presenta un quadro dettagliato di cosa offrirà il sistema pensionistico dal prossimo gennaio, con 12 vie di uscita dal lavoro, tra vecchie e nuove misure.

L’età pensionabile

Nel 2019 l’età pensionabile salirà di 5 mesi perché l’Istat ha certificato che la vita media degli italiani è aumentata.

Da anni infatti, i requisiti per andare in pensione sono collegati alla stima di vita della popolazione, con quel meccanismo dell’aspettativa di vita che da anni genera polemiche. Nel 2019 fermo restando il tetto di 20 anni di contribuzione minima, le pensioni di vecchiaia si centreranno con almeno 67 anni di età. Stesso tetto anche per l’assegno sociale e senza distinzione alcuna tra donne e uomini. Anche le pensioni in deroga salgono allo stesso limite di età. Infatti anche quelle con 15 anni di contributi sfruttabili da soggetti che rientrano nelle deroghe Amato e Dini (opzione), salgono a 67 anni.

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Sono 5 mesi in più anche per la pensione di vecchiaia contributiva, quella che si centra solo se l’assegno pensionistico è pari ad almeno 2,8 volte l’assegno sociale. In questo caso il soggetto interessato deve avere 71 anni di età.

Quota 100

In uno scenario così definito, con pensioni che per via dell’aspettativa di vita continuano ad allontanarsi, entra in scena la quota 100. SI tratta della pensione centrata sommando età e contributi. La grande novità del governo presenta paletti e vincoli inseriti per limitare l’impatto della stessa in termini di maggiore spesa previdenziale per lo Stato.

Servono minimo 62 anni di età e minimo 38 anni di contributi per anticipare la pensione di vecchiaia anche di 5 anni, cioè dai 67 ai 62. Oltre al doppio paletto anagrafico-contributivo, divieto di cumulo della pensione da quotista con redditi da lavoro (tetto massimo 5.000 euro solo per lavoro autonomo occasionale) e decorrenza delle pensioni con finestre trimestrali o semestrali, a seconda che il richiedente provenga dal settore lavorativo privato o pubblico.

Ape sociale ed opzione donna

Il governo ha confermato anche l’Ape sociale, la cui sperimentazione scadeva il 31 dicembre 2018.

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Possibile lasciare il lavoro con 63 anni di età e 30 anni di contributi ma solo se disoccupati che hanno terminato di percepire la Naspi da 3 mesi o invalidi o con invalidi a carico (il disabile deve essere a carico da almeno 6 mesi prima della domanda) con almeno il 74% di disabilità certificata. Stessa possibilità, cioè pensione a 63 anni con Ape sociale per chi svolge lavori gravosi, ma con almeno 36 anni di contributi. La normativa prevede 15 tipologie di lavoro considerato logorante e dei 36 anni necessari, 7 degli ultimi 10 devono essere stati svolti in una di queste attività. L’altra novità dell’esecutivo è la riapertura di opzione donna, una misura che ha trovato sperimentazione anche anni fa. Per il 2019, potrebbero sfruttare la facoltà di uscita dal lavoro le lavoratrici con 58 anni di età e 35 di contributi versati.

Pensioni anticipate

Non è stato necessario confermare la quota 41 da parte del governo perché questa misura, nata insieme all’Ape sociale nell’ultimo governo Gentiloni, era misura strutturale. Si lascia il lavoro con 41 anni e 5 mesi di contributi (anche qui, 5 mesi in più per l’aspettativa di vita), purché il richiedente sia un precoce, cioè che abbia almeno un anno di versamenti completato prima del diciannovesimo anno di età. La misura è destinata alle stesse categorie di soggetti e con le stesse caratteristiche di quelli che formano la platea dell’Ape sociale. Quota 41 non prevede limiti di età perché si tratta di una misura collegata alla pensione anticipata. Questa prestazione, che si chiama così dall’avvento della legge Fornero, che la istituì in sostituzione delle pensioni di anzianità, avrebbero dovuto subire lo scatto di 5 mesi per la stima di vita. L’attuale governo ha deciso di bloccare questo meccanismo per le pensioni anticipate, congelando di fatto i requisiti a quelli del 2018. Gli uomini potranno centrare la pensione anticipata con 42 anni e 10 mesi di contributi anche l’anno venturo, mentre le donne con 41 anni e 10 mesi.