Per il rinnovo dei contratti degli impiegati pubblici, compresi circa 850 mila dipendenti della Scuola, docenti e Ata, sono stati stanziati 1,7 miliardi di euro. Gli aumenti stipendiali riguardano il triennio 2019/2021 e sono in legge di bilancio, all'esame del Senato. Si tratta di circa 40 euro lordi a docente, una cifra criticata da diversi sindacati, tra i quali la Gilda che ritiene gli aumenti dei dirigenti scolastici (815 euro lordi mensili) totalmente sproporzionati rispetto a quanto stanziato per i docenti.

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A tal proposito si è espresso anche il Partito Comunista Italiano, il quale ritiene ingiusto il trattamento riservato ai docenti ed Ata rispetto agli aumenti 'maxi' dei dirigenti scolastici.

Aumenti stipendio scuola: critiche da parte di Luca Cangemi (PCI)

Non mancano le polemiche di natura politica, in particolare si riportano le parole di Luca Cangemi, responsabile nazionale Scuola del Partito Comunista Italiano. Cangemi (PCI, formazione Politica guidata da Mauro Alboresi), poche ore fa in un comunicato stampa ha, infatti, affermato: "Maxi-aumento ai dirigenti, nulla per docenti ed Ata.

Una scuola sempre più ingiusta. L’accordo che assegna un aumento di centinaia di euro mensili agli stipendi dei dirigenti scolastici rende ancor più insopportabile la già gravissima ingiustizia retributiva che caratterizza la scuola italiana". Prosegue poi il responsabile nazionale Scuola del PCI: "Le retribuzioni dei docenti e del personale tecnico amministrativo della scuola italiana sono da tempo a livelli inaccettabilmente bassi. I lavoratori e le lavoratrici della scuola hanno ricevuto colpi durissimi sul piano delle retribuzioni come su quello pensionistico e delle condizioni di lavoro".

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L'ex deputato si esprime poi in maniera dura nei confronti del governo attuale ma anche di quelli passati: "In perfetta continuità con il passato berlusconiano e renziano l’attuale governo non stanzia risorse neanche per iniziare ad affrontare questo problema. Si trovano invece le risorse per un maxi-aumento ai dirigenti scolastici. Che i presidi sommeranno agli introiti (per loro automatici) del progettificio permanente a cui, alcuni di essi, si dedicano molto più che al funzionamento didattico e organizzativo degli istituti.

Il segnale politico che viene dal governo è chiaro ed è un segnale di un’ulteriore verticalizzazione del potere nella scuola". La critica di Cangemi tocca anche i sindacati: "Altrettanto grave è il segnale dal punto di vista sindacale: se è comprensibile la soddisfazione dell’Associazione Nazionale Presidi, anima nera di questi anni di controriforma della scuola, come possono giustificare la firma organizzazioni che vorrebbero rappresentare gli interessi di tutti i lavoratori e le lavoratrici della scuola e che fanno parte di sindacati confederali che dovrebbero porsi il problema dell’unità dell’intero mondo del lavoro?".

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"Questa vicenda gravissima conferma che bisogna riaprire una dura stagione di lotta nel mondo della scuola, contro indirizzi politici che ne colpiscono il carattere pubblico e democratico e che penalizzano, ogni giorno di più, chi vi lavora" conclude Luca Cangemi.

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