Sembrava in procinto di sparire dagli orizzonti del sistema previdenziale ma il governo ha deciso di prolungare la sperimentazione dell’Ape sociale. Prevista fino al 31 dicembre 2018 dal governo precedente, quello a guida PD con Premier Gentiloni, l’anticipo pensionistico sociale potrà essere sfruttato anche fino al 31 dicembre 2019. Sarebbe stato un paradosso se l’attuale esecutivo avesse cancellato la versione assistenziale dell’anticipo pensionistico per poi varare quota 100 e opzione donna, misure che come l’Ape, sono strettamente legate alla flessibilità.

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Parlavamo di assistenzialismo dal momento che la misura è più vicina ad una prestazione assistenziale che previdenziale, perché riguarda 4 specifiche aree di intervento, cioè platee di beneficiari, tutti con problemi di disagio. Come funziona l’Ape sociale 2019 è domanda di facile risposta, perché il governo non ha cambiato nulla della misura, congelando anche l’aumento di 5 mesi per l’aspettativa di vita.

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La platea dei disoccupati e degli invalidi

Con l’Ape sociale si può lasciare il lavoro già a 63 anni e con 30 anni di contributi se disoccupati, invalidi o con invalidi a carico (caregivers). In pratica, un anno più tardi dell’uscita anticipata massima prevista da quota 100 a 62 anni, ma con 8 anni in meno di contributi necessari, 30 anziché 38. La prima categoria di soggetti a cui si riferisce la misura è quella del disoccupato.

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Pensioni

Per poter rientrare nell’Ape sociale occorre aver terminato di percepire la Naspi da almeno 3 mesi. In pratica, bisogna essere senza reddito da ammortizzatori sociali (la Naspi è l’indennità per disoccupati dell’Inps) da 90 giorni. Per quanto concerne invece i disabili, occorre che l’invalidità accertata dalle competenti autorità della Asl, sia pari o superiore al 74%. Questo vale anche per chi intende sfruttare la misura come caregivers, avendo cioè un invalido a carico.

In questo caso, il carico fiscale per il richiedente la pensione deve essere di almeno 6 mesi antecedente il giorno in cui si presenta l’istanza per rientrare nell’anticipo pensionistico.

I lavori gravosi

Da non confondere con i lavori usuranti e notturni, che godono di una pensione anticipata a quota 97,6 ed a 61 anni e 7 mesi di età, i lavori gravosi sono 15 categorie di lavoratori a cui il governo destina l’Ape sociale.

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Per i lavori gravosi a differenza di disoccupati e invalidi, la soglia di contribuzione da detenere deve essere pari a 36 anni. Inoltre è necessario che l’attività gravosa debba essere stata svolta o per la metà della vita lavorativa, o per 7 degli ultimi 10 anni. Rientrano nell’Ape sociale gli infermieri e le ostetriche di sale operatorie e sale parto, i camionisti, il personale viaggiante o i macchinisti dei treni, le badanti, i facchini, gli addetti alle pulizie, gli edili, i gruisti, gli agricoli, i marittimi, i pescatori, i conciatori di pelli e personale addetto alla tratta dei rifiuti.

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