Nell'avvio delle pensioni anticipate con la quota 100 i lavoratori statali rischiano di trovarsi davanti a due diversi ostacoli. La prima è una finestra di accesso più lunga all'opzione di flessibilità, pensata per garantire la continuità del servizio pubblico laddove delle uscite dal lavoro troppo accelerate rischierebbero di mettere in crisi il turn over. Il secondo punto risulta però ancora più spinoso e riguarda le regole di pagamento del trattamento di fine rapporto o di fine servizio.

Uscite flessibili: con la quota 100 i lavoratori della PA rischiano di attendere il TFR-TFS anche per 8 anni

Stante la situazione appena descritta, la questione ancora da dirimere riguarda in particolare il pagamento della liquidazione da parte dell'amministrazione pubblica.

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Lo scivolo della quota 100 si trova infatti a scontrarsi contro le regole attuali, che prevedono il versamento del TFR / TFS in favore del lavoratore solo dopo che quest'ultimo ha raggiunto i requisiti di quiescenza previsti con la riforma Fornero. Nella pratica, si tratta di 67 anni di età e 20 anni di contribuzione per l'uscita di vecchiaia e di 42 anni e 10 mesi (un anno in meno per le donne) nella pensione anticipata (una volta conosciuta come pensione di anzianità). Diventa quindi chiaro il rischio per i lavoratori con un'età anagrafica vicina ai requisiti iniziali della quota 100 o con una storia contributiva più breve di dover attendere fino ad 8 anni per poter finalmente ricevere tutta la liquidazione.

Le regole di rateizzazione ed il confronto in corso tra Governo e ABI

Al quadro appena delineato si aggiunge poi un ulteriore elemento, ovvero il fatto che le regole attuali prevedono il pagamento del TFS sotto forma rateale, con un'unica rata se l'importo risulta al di sotto delle 50mila euro e con due rate se arriva a 100mila euro, oppure tre rate per gli importi superiori alle 100mila euro. Il Governo starebbe comunque tentando di correre ai ripari rispetto ad una prospettiva che potrebbe risultare eccessivamente penalizzante per i lavoratori del pubblico impiego.

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L'idea è di ricorrere ad un anticipo bancario in grado di consentire tempi di liquidazione maggiormente ridotti, mentre lo Stato si farebbe carico degli interessi. In questo modo, si garantirebbe la tenuta dei conti pubblici e si risolverebbe allo stesso tempo il problema di erogazioni del TFS/TFR eccessivamente lunghe e che rischiano pertanto di produrre tempi di attesa vicini al decennio.