Governo ancora al lavoro sul cosiddetto decretone che è già approdato in Aula al Senato per la seconda lettura e il successivo passaggio alla Camera. Sono tanti ancora i nodi da sciogliere sulle misure in materia previdenziale come il meccanismo della Quota 100 e il reddito di cittadinanza. Stando a quanto afferma "Il Messaggero", infatti, l'esecutivo sta valutando l'ipotesi di introdurre un bonus contributivo a favore delle lavoratrici madri al fine di rendere ancora di più flessibile il pensionamento con quota 100.

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Il Governo mira ad una misura per le donne con figli

Come ormai noto, il maxi decreto unico è approdato a Palazzo Madama ed è atteso per la prossima settimana il passaggio del testo alla Camera per la conversione definitiva in legge. Intanto, l'esecutivo sta lavorando su un mini-pacchetto di correttivi che potrebbero essere presentati a margine del passaggio a Montecitorio. Si tratta di alcune modifiche riguardanti la fruizione del cosiddetto reddito di cittadinanza per i disabili oltre alla revisione della scala di equivalenza da 2,1 a 2,2. Inoltre, si lavora anche sul riscatto degli anni di laurea ai fini contributivi: il Governo giallo-verde mira all'innalzamento della soglia di età anagrafica da 45 a 50 anni.

Tra le modifiche che dovrebbero arrivare alla Camera, anche quella a favore delle lavoratrici madri che potranno beneficiare di uno sconto contributivo di un anno per ogni figlio. Se una donna con un figlio scegliesse l'uscita anticipata con Quota 100, potrebbe richiedere il pensionamento anche con 39 anni di versamenti contributivi scendendo a Quota 99. È questo l'intervento che propone l'esecutivo e che potrebbe arrivare alla Camera a margine del passaggio del testo previsto per la prossima settimana.

Per Durigon l'intervento potrebbe costare 500 milioni l'anno

Il sottosegretario al ministero del Lavoro Claudio Durigon, infatti, ha commentato: "L'ipotesi ha un costo, 500 milioni di euro all'anno per ogni figlio". Lo stesso leghista, avrebbe stimato i costi che si dovrebbero sostenere con l'abrogazione delle finestre per gli addetti alle mansioni usuranti; una proposta avanzata dalle tre sigle confederali Cgil, Cisl e Uil che, stando a quanto ipotizzato da Durigon occorrerebbe uno stanziamento di circa 30 milioni di euro annui per le finestre.

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"È già stata sancita dalle prime richieste di pensionamento giunte, cifre che testimoniano sia quanto il tema fosse sentito, sia quanto il provvedimento ne abbia intercettate le esigenze", ha concluso il sottosegretario al Lavoro.