Nel commentare il voto regionale in Basilicata il nuovo segretario del PD Zingaretti ha chiesto esplicitamente al governo di porre un freno ai tagli sulle Pensioni relativi alla perequazione che da aprile molti pensionati subiranno. Evidente che l’argomento interessi molto l’opinione pubblica perché il nuovo meccanismo di indicizzazione delle pensioni al costo della vita produrrà l’effetto di ridurre gli importi che molti pensionati riceveranno ad aprile e probabilmente costringerà l’Inps ad avviare le operazioni di recupero delle somme in più erogate per i primi 3 mesi del nuovo anno.

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Come riporta un articolo del settimanale “Panorama”, usando un filo di ironia, i pensionati italiani percepiscono troppi soldi e la perequazione delle pensioni adesso viene rivista al ribasso. Cosa succede con la perequazione di aprile? Vediamo cosa accadrà davvero alle pensioni e chi sono i pensionati che saranno costretti anche a restituire dei soldi all’Istituto.

Una platea di 5,6 milioni di pensionati

Stando ai numeri del settimanale, sarebbero 5,6 milioni le pensioni che, interessate da questo ricalcolo, subiranno già dal 1° aprile una riduzione al ribasso dell’assegno.

Le nuove disposizioni normative provengono dalla legge di Bilancio del governo Conte. L’adeguamento Inps degli importi sopraggiunto a gennaio è stato fatto in base alla vecchia normativa perché la legge di Bilancio è stata approvata solo alla vigilia del 31 dicembre 2018. Troppo tardi affinché l’Inps potesse recepire immediatamente le nuove direttive. In pratica, le pensioni di gennaio, febbraio e marzo 2019 sono state pagate con cifre errate da parte dell’Inps che adesso è creditore nei confronti di questi pensionati.

Gli effetti della nuova perequazione

Solo le pensioni di importo più basso, quelle fino a tre volte il minimo e cioè fino a 1.521 euro lordi al mese sono state indicizzate e pagate in maniera giusta.

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Questo perché tra vecchia e nuova normativa nulla cambia e la loro rivalutazione era e resta pari al 100% del tasso di inflazione che l’Istat ha confermato pari all’1,1%. Per le altre invece la nuova rivalutazione produce effetti negativi sia come aliquote che come meccanismo. Per le pensioni comprese tra 1.522 e 2.029 euro lordi al mese la nuova perequazione prevede un adeguamento del 97% rispetto all'inflazione. Il taglio destinato a queste prestazioni sopra tre e fino a quattro volte il minimo è di una trentina di centesimi al mese in meno.

Tagli irrisori quindi che però diventano cospicui man mano che si sale come importo di pensione.

Per le pensioni lorde tra 2.029,68 e 2.537,18, l'indice di perequazione è del 77% e come è evidente, più sale la pensione più si riduce la percentuale di aumento rispetto all’1,1% di inflazione. Si arriva all’aliquota minima del 40% per le pensioni sopra le nove volte il minimo. In pratica, andando nel dettaglio delle cifre, cioè parlando di soldi, un pensionato che riceve una pensione di 3.000 euro lordi al mese perderà già da aprile 13 euro di pensione al mese, mentre uno che ne incassa 5.000 (sempre lordi), perderà 45 euro mensili e soprattutto, dovrà rendere all’Inps per i primi 3 mesi dell’anno, 135 euro.

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