A giugno parte il salasso sulle Pensioni d’oro ma non solo. Infatti sempre per giugno è previsto il via all’operazione restituzione dei soldi percepiti in più da molti pensionati nel primo trimestre di pagamenti del 2019. L’Inps ha confermato con tanto di circolare ufficiale, il via al contributo di solidarietà che per 5 anni inciderà sugli importi degli assegni per le pensioni che comunemente vengono definite d’oro, quelle di importo su base annua pari o superiore a 100.000 euro. Molti pensionati inoltre, dopo aver trovato la sorpresa di un nuovo calcolo della pensione ad aprile, con un assegno adeguato all’inflazione con un meccanismo differente e penalizzante rispetto a quanto successo a gennaio, a giugno saranno chiamati a restituire i soldi in più percepiti.

In parole povere, come recita un recente articolo del quotidiano “il Giornale”, quello del direttore Alessandro Sallusti, partono i prelievi forzosi sulle pensioni degli italiani. Vediamo cosa accadrà nel mese di giugno per molti cittadini che andranno a prelevare le pensioni in banca o presso gli uffici postali.

Pensioni d’oro, la circolare dell’Inps non lascia dubbi

L’Inps ieri 7 maggio 2019 ha pubblicato sul proprio portale ufficiale la circolare n° 62/2019 che ha come oggetto la “riduzione dei trattamenti pensionistici di importo complessivamente superiore a 100.000 euro su base annua”.

Si tratta del contributo di solidarietà sulle pensioni d’oro che inizierà a sortire effetto proprio dal prossimo mese e per un quinquennio intero. A giugno parte l’operazione che avrà decorrenza dal 1° gennaio 2019 e che durerà 5 anni e con la quale si andrà a ridurre le pensioni eccedenti i 100.000 euro con una aliquota proporzionale che sarà tanto maggiore quanto più alta di importo è la pensione stessa. Essendo un provvedimento con decorrenza gennaio 2019, la sforbiciata partirà il mese prossimo con un conguaglio che servirà per recuperare il mancato taglio di questi primi 5 mesi dell’anno.

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Pensioni

Il conguaglio non sarà in unica soluzione ma spalmato in più mesi. Il taglio inciderà sulle pensioni superiori ai 100.000 euro lordi nate e liquidate con il sistema misto o interamente retributivo. Il taglio e l’aliquota applicata riguarderà la parte di pensione eccedente i 100.000 euro e non l’intero importo. In pratica, per la parte di pensione da 100.000 a 130.000 euro si avrà un contributo di solidarietà del 15%. Il meccanismo è a scaglioni e pertanto sulla parte di pensione da 130.000 a 200.000 euro si taglierà il 25% degli importi, per la parte di pensione da 200.000 a 350.000 euro il 30%, per la quota da 350.000 a 500.000 il 35% ed il 40% per la parte ancora superiore di assegno pensionistico.

La nuova perequazione

Oltre alle pensioni d’oro, anche quelle nettamente più basse saranno oggetto di un taglio perché sempre per quello che si legge dall’articolo del Giornale, molti pensionati italiani hanno un conto in sospeso con l’Inps, cioè sono debitori verso l’Istituto. Ad aprile l’Inps di fatto a bloccato l’indicizzazione delle pensioni a partire da quelle superiori a tre volte il minimo che lo stesso Istituto aveva provveduto a concedere a gennaio. La legge di Bilancio infatti aveva previsto un cambio di sistema che ha iniziato a sortire effetto ad aprile lasciando i pensionati in debito verso l’Inps per le mensilità di pensione ricevute a gennaio, febbraio e marzo e rivalutate in maniera superiore a quanto previsto dal nuovo sistema.

In sintesi la nuova rivalutazione delle pensioni è pari, per le pensioni sopra 3 e sotto 4 volte il minimo, al 97% del tasso di inflazione che l’Istat ha confermato pari all’1,1%. Significa che rispetto a quanto percepito nel 2018 l’aumento per queste pensioni è pari ad 1,067%. Occorre ricordare che il trattamento minimo delle pensioni 2019 dell’Inps è pari a 513,01 euro e quindi la fascia di pensioni sopra tre volte il minimo è quella da 1.539,03 euro lordi al mese (più o meno 1.200 euro netti).

La rivalutazione scende al 77% per gli importi tra 4 e 5 volte il minimo, al 52% tra 5 e 6 volte il minimo, al 47% tra 6 e 8 volte, dal 45% tra 8 e 9 volte e al 40% per quelle ancora più alte. Da giugno scatterà il piano di rientro di quanto i pensionati hanno percepito in più con il vecchio sistema basato su sole tre fasce e scaglionato sulla quota di pensione e non sull’intero importo. Senza la legge di Bilancio infatti, le pensioni sarebbero state adeguate al 90% per la parte di pensione sopra 3 e fino a 5 volte il minimo, ed al 75% per la parte eccedente le 5 volte.

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