In pensione 84 mesi prima rispetto all’età pensionabile della quiescenza di vecchiaia, ben 7 anni di anticipo, questo il contenuto di una proposta inserita in uno degli emendamenti al decreto crescita da parte della maggioranza di governo. Naturalmente è ancora una semplice proposta, perché è stata appena depositata per essere discussa durante le fasi di approvazione del decreto. La misura come sempre accade quando si parla di Pensioni e di anticipi in termini di uscite dal lavoro ha un meccanismo alquanto particolare e non è aperta a tutti.

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Infatti riguarderebbe solo lavoratori di grandi aziende come dimensione e l’anticipo pensionistico non graverebbe sulle casse dello stato, bensì sulle aziende stesse. Vediamo nel dettaglio in cosa consta la proposta e cosa potrebbero sfruttare i lavoratori.

Come potrebbe funzionare la misura

La proposta come detto proviene da Lega e M5s e prevede la creazione di un fondo pubblico che permetterà di pensionare lavoratori che si trovano fino a 7 anni dai 67 che rappresentano l’età pensionabile oggi vigente per la quiescenza di vecchiaia.

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Un sistema nuovo che però ricorda tanto vecchie misure e vecchie idee come l’Ape aziendale o l’isopensione. La proposta prevede una misura molto particolare, con una applicazione circoscritta solo ed esclusivamente alle grandi aziende, quelle che hanno un organico dipendenti di almeno 1.000 persone. Si tratta di imprese che programmano una conversione delle loro attività con netta vocazione all’innovazione tecnologica che gioco forza necessiterà di un rinnovo e di uno svecchiamento dell’organico dipendenti.

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Come riporta il quotidiano “Il Sole 24 Ore”, la misura va a riformare l’apparato normativo del Jobs Act per quanto concerne i contratti di solidarietà espansiva che verrebbero sostituiti da contratti di consultazione, da sottoscrivere in sede ministeriale dai rappresentanti del Ministero del Lavoro e dalle parti sociali. In pratica, le aziende di grandi dimensioni che danno il via ad una loro riorganizzazione votata allo sviluppo tecnologico, dovranno sottoscrivere un accordo con il Ministero con la previsione di nuove e massicce assunzioni che andranno a sostituire i lavoratori più vicini alla pensione di vecchiaia.

I vantaggi in termini di uscita

A lasciare anticipatamente il lavoro soggetti a partire dai 60 anni di età cioè quelli che si trovano a 7 anni dalla pensione. Sarà il datore di lavoro, cioè la grande azienda a riconoscere ed erogare per tutti i mesi che separano il lavoratore dalla vera pensione, una indennità commisurata alla ipotetica pensione mensile spettante al lavoratore se la quiescenza potesse essere assegnata alla data di uscita dello scivolo.

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Viene prevista la liquidazione una tantum di quanto spettante al lavoratore che riuscirà a sfruttare lo scivolo di questa misura, cioè una erogazione in soluzione unica pari all’indennità mensile spettante moltiplicata per i mesi di anticipo. Ricapitolando, al lavoratore che l’azienda decide di prepensionare, sarà la medesima azienda ad erogare l’indennizzo tramite il maxi fondo costituito ad hoc dopo aver siglato l’accordo con Ministero del lavoro e sindacati con sottoscritta la previsione di uscita del personale, ingresso di nuovi dipendenti e programma di innovazione tecnologica.

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Al momento la misura è prevista soltanto per il biennio 2019-2020.

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