Quota 100 non si tocca, lo ha sottolineato ogni qual volta è stato interpellato, il Ministro dell'economia Gualtieri. "Non è giusto cambiare ogni anno le misure per andare in pensione", queste le parole di Gualtieri che ha confermato la durata di quota 100 fini al 31 dicembre 2021, bloccando sul nascere ogni tipo di ipotesi di proroga oltre i tre anni di sperimentazione. Se la durata di quota 100 non verrà intaccata in nessun modo, prende piede l'ipotesi di correggere la misura fin dal prossimo anno.

L'intervento di cui da ieri sera si inizia a parlare riguarda le finestre di decorrenza della pensione con la quota 100. Potrebbe essere necessario più tempo per incassare il primo rateo di pensione con la quota 100 dal prossimo 1° gennaio.

Occorre aumentare i risparmi di quota 100

La quota 100 è stata partorita per il triennio 2019-2021 ed è stata coperta dal punto di vista delle dotazioni finanziarie per tutti e tre gli anni.

Nel 2019 risultano essere state erogate Pensioni con quota 100 inferiori alle attese. Rispetto alle stime iniziali sono stati il 30%in meno i neo pensionati quotisti. Questo significa che lo Stato ha soldi in cassa non spesi per la quota 100 quest'anno. Ma non basta, perché anche solo una delle due proposte dai sindacati sarebbe troppo costosa. Basti pensare che portare la quattordicesima a pensioni fino a 1.500 euro significa portare la platea da 3,5 milioni a 4,5 milioni di pensionati.

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Pensioni

Ed in questo scenario che il Messaggero, il Giornale e molti altri quotidiani italiani oggi parlano di una ipotetica correzione a quota 100. L'intervento correttivo riguarda le finestre di uscita di quota 100. Oggi tra data di maturazione del diritto alla pensione e data di decorrenza della stessa, passano 3 mesi per un lavoratore del settore privato e 6 mesi per un dipendente pubblico. L'ipotesi che sta prendendo piede è quella di aggiungere 3 mesi a queste finestre che passerebbero rispettivamente a 6 e 9 mesi.

Sacrifici necessari

Ieri durante il tavolo di discussione tra sindacati e governo, la posizione di Cgil, Cisl e Uil è stata abbastanza chiara. Vanno bene i lavori sulla pensione di garanzia, sulla flessibilità in uscita e sulle proroghe di opzione donna e Ape social, ma occorre intervenire anche sulle pensioni in essere. Le proposte dei sindacati sono due. La prima riguarda il ritorno alla indicizzazione delle pensioni come prevista prima della riforma di sistema che ha prodotto il governo Conte con Lega e Movimento 5 Stelle, con l'ultima legge di Bilancio.

Le pensioni a partire da 1.522 euro circa al mese (sopra tre volte il trattamento minimo) sono state penalizzate dal meccanismo introdotto dal governo giallo-verde e occorre sistemare tutto. Una posizione dei sindacati ampiamente nota, perché sul meccanismo di rivalutazione delle pensioni al tasso di inflazione, le parti sociali sono già scese in piazza e minacciano nuove mobilitazioni. La prima proposta riguarda le pensioni di importo piuttosto elevato, perché l'indicizzazione attuale penalizza tanti più i pensionati, quanto più percepiscono di pensione.

Per quelle più basse, sotto le 3 volte il trattamento minimo, la novità di ieri è la richiesta da parte dei sindacati, di portare la quattordicesima nelle tasche anche dei pensionati con assegni tra 1.000 e 1500 euro al mese. Oggi la quattordicesima spetta solo a pensionati con assegni fino a 1.000 euro al mese. Entrambe le proposte contengono un denominatore comune, cioè l'aumento di spesa previdenziale. Sono misure che necessitano di coperture e così tornano in auge i sacrifici imposto su altre misure, quota 100 in testa.

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