Nella road map della riforma Pensioni stabilita il 27 gennaio durante il primo incontro tra governo e sindacati, per il 3 febbraio era stato fissato un summit sulla pensione di garanzia giovani. Al Ministero del Lavoro oggi è andato in scena l'ennesimo appuntamento tra governo e sindacati per discutere delle pensioni che andranno a percepire i lavoratori che hanno iniziato la carriera dopo il 1995. Si tratta di lavoratori che oggi sono alle prese con lavori saltuari, discontinui e precari e che secondo molti, avranno problemi a percepire una pensione dignitosa in futuro.

Ecco perché da sempre i sindacati chiedono interventi in salvaguardia, per scongiurare il rischio che ad una vita lavorativa difficoltosa, questi soggetti saranno oggetto di una vita da pensionati altrettanto difficoltosa. Al termine dell'appuntamento di oggi 3 febbraio, i sindacati hanno commentato con favore l'esito del summit, nel quale il governo di fatto ha aperto alla possibilità di lavorare sulla pensione di garanzia che proprio nei sindacati vede i più fervidi proponenti.

Cosa propongono i sindacati

Di pensione di garanzia giovani si parla da anni, fin dai tempi del governo Renzi.

La proposta dei sindacati è ormai conosciuta, perché si tratta di preparare misure atte a costruire per i giovani di oggi, una pensione contributiva di garanzia, che li tuteli quando andranno in pensione dal momento che oggi sono alle prese con carriere discontinue e con lavoro precario. Questi lavoratori se lasciati al loro destino, rischiano di essere penalizzati due volte, perchè prima di tutto non riusciranno a raggiungere elevati montanti contributivi per via del lavoro precario e poi perché avranno diritto ad una pensione calcolata integralmente con il sistema contributivo.

Ma cos'è la pensione di garanzia per i giovani? L'idea che sta alla base dell'ipotesi dei sindacati è il garantire ai cosiddetti contributivi puri (coloro che sono entrati al lavoro dopo il 31 dicembre 1995), una pensione che oltre ai contributi effettivi versati, sia implementata da contribuzione figurativa. Per questi soggetti dovrebbe essere prevista copertura figurativa per i periodi di disoccupazione, di formazione e di cura della famiglia.

Inoltre andrebbe prevista per questi lavoratori, una salvaguardia atta a far riconoscere loro un anno pieno di contribuzione anche per i periodi di bassa retribuzione. Quest'ultimo è un altro fattore molto importante perché sotto una certa soglia di retribuzione (10.713 euro annui per il 2020), ai lavoratori non viene accreditato un anno intero di contributi. Si torna quindi a lavorare per garantire ai giovani la loro pensione di garanzia da 780 euro al mese.

L'apertura dell'esecutivo è vista con soddisfazione dalle parti sociali

Sono stati CGIL, CISL e UIL a dare conferma dell'apertura del governo alle loro proposte.

A margine dell'incontro infatti, la CISL si è sbilanciata addirittura sulle cifre, confermando in 780 euro la soglia minima sotto la quale le pensioni non possono essere considerate dignitose. Quello di oggi per tutte e tre le grandi sigle sindacali, è stata una vittoria, un importante risultato politico, come loro hanno commentato. Anche se restano in piedi le problematiche finanziarie e le coperture che devono essere ancora trovate, dalla UIL per esempio, fanno sapere che sono disposti anche ad un programma spalmato su più leggi di Bilancio. In pratica, anche a tappe ma la pensione di garanzia deve essere priorità.

E per questo che il leader della UIL Barbagallo ha chiesto che prima di parlare di misure, il governo deve chiarire quanli e quante risorse ha deciso di mettere nel piatto per questa pensione di garanzia giovani.

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