La seduta del Consiglio regionale delle Marche, prevista per martedì 15 settembre 2026, è orientata verso un possibile rinvio. Tale decisione è motivata dalla concomitanza con lo sciopero nazionale dei lavoratori Electrolux e con la manifestazione nazionale indetta a Cerreto d’Esi, in provincia di Ancona. Qui si trova lo stabilimento che l’azienda intende chiudere. Il presidente del Consiglio regionale, Gianluca Pasqui, ha convocato la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi assembleari per lunedì 14 settembre per discutere lo spostamento della riunione d’aula.

La richiesta di rinvio è stata avanzata dai capigruppo di minoranza: Valeria Mancinelli (Partito Democratico), Marta Ruggeri (Movimento 5 Stelle), Andrea Nobili (Alleanza Verdi Sinistra), Massimo Seri (Lista Ricci) e Michele Caporossi (Progetto Marche Vive). In una lettera indirizzata al presidente Pasqui, hanno sollecitato lo slittamento della seduta per consentire ai consiglieri regionali di partecipare alla manifestazione dei lavoratori Electrolux.

La posizione delle minoranze

Nella missiva alla presidenza del Consiglio regionale, i capigruppo hanno collegato la loro richiesta allo sciopero nazionale e alla vertenza sul sito di Cerreto d’Esi. Hanno affermato: “La politica regionale non può essere assente a questo appuntamento decisivo per il futuro del territorio.

Abbiamo il dovere morale e istituzionale di stare al fianco delle lavoratrici, dei lavoratori e delle loro famiglie”.

L’istanza mira a consentire all’intera assemblea regionale di prendere parte alla mobilitazione a Cerreto d’Esi, luogo della manifestazione nazionale per la vertenza Electrolux, chiedendo un segnale istituzionale comune. La lettera richiama inoltre la situazione del comprensorio fabrianese, un’area segnata da difficoltà produttive e sociali legate alla crisi industriale.

La mobilitazione a Cerreto d’Esi

La manifestazione nazionale del 15 settembre 2026 a Cerreto d’Esi si inserisce nello sciopero dei lavoratori Electrolux proclamato in tutti gli stabilimenti. Le organizzazioni sindacali Fim, Fiom e Uilm contestano le decisioni aziendali che prevedono la chiusura dello stabilimento marchigiano, sottolineando la gravità della vertenza per il futuro occupazionale e produttivo del territorio.