La Fiom-Cgil ha espresso una ferma condanna, definendo "inaccettabile" l'incontro del 25 settembre 2026 tra il ministro Adolfo Urso, i vertici di Ducati e Audi. La critica si concentra sull'assenza di un confronto preventivo con Rsu e organizzazioni sindacali, passaggio cruciale per discutere il futuro dello stabilimento Ducati di Borgo Panigale, a Bologna. Questa posizione giunge in un momento di incertezza, alimentata dalle notizie sulla possibile vendita dell'azienda, che hanno spinto il sindacato a richiedere chiarimenti.

La nota è stata sottoscritta da Samuele Lodi, segretario nazionale Fiom-Cgil (responsabile settore mobilità), e da Simone Selmi, segretario generale Fiom-Cgil Bologna.

I due dirigenti hanno ribadito l'importanza del coinvolgimento dei rappresentanti dei lavoratori, sottolineando che "ogni discussione in merito al futuro dello stabilimento Ducati di Borgo Panigale deve doverosamente passare dal preventivo confronto con le Rsu e le organizzazioni sindacali", per un dialogo trasparente prima di ogni decisione sul sito produttivo.

Le preoccupazioni sul futuro dello stabilimento

La richiesta di confronto della Fiom-Cgil si lega alle voci emerse dopo l'accordo del 3 settembre 2026 del consiglio di sorveglianza Volkswagen, che ha alimentato le speculazioni sulla possibile vendita di Ducati. Il sindacato rileva come, nonostante l'interesse di diverse istituzioni, incluso il ministro dell’Industria e del Made in Italy, manchi ancora una dichiarazione ufficiale della dirigenza aziendale.

Il comunicato ha evidenziato l'incontro tra Ministero, dirigenza Ducati e Audi, fissato per il 25 settembre 2026. Per la Fiom-Cgil, tale riunione, avvenuta prima del confronto con i sindacati, è fortemente contestabile. Il sindacato chiede conferme sulla piena continuità produttiva e occupazionale del sito di Borgo Panigale e sugli investimenti in ricerca e prodotto, considerati vitali per il futuro dell'azienda.

La Fiom-Cgil ha inoltre richiamato il finanziamento a fondo perduto di oltre 33 milioni di euro, concesso nell'agosto 2026 dal Mimit tramite un contratto di sviluppo. Il sindacato lega questo contributo alla richiesta di informazioni sulla continuità dello stabilimento e sugli investimenti, mantenendo il confronto focalizzato sul perimetro produttivo e occupazionale del polo bolognese.