L'Umbria si trova ad affrontare una significativa carenza di personale docente a tempo indeterminato: i 449 posti assegnati alla regione per le nuove immissioni in ruolo non sono sufficienti a coprire il fabbisogno complessivo. Questa situazione impone un ampio ricorso a docenti precari per garantire l'avvio regolare delle lezioni, fissato per il 14 settembre 2026. La causa principale di tale necessità è l'esaurimento delle graduatorie utili per le assunzioni a tempo indeterminato.

La problematica è stata evidenziata a Perugia, nel corso del convegno della Cisl scuola, intitolato significativamente “La voce della scuola: identità, lavoro e futuro di una comunità in cammino”.

Durante l'evento, è stata altresì presentata l'indagine “Essere insegnanti oggi”, che approfondisce le condizioni e le prospettive della categoria docente.

Caterina Corsaro, segretaria generale della Cisl scuola Umbria, ha sottolineato come il massiccio ricorso ai supplenti generi una mancanza di continuità didattica e organizzativa all'interno delle scuole, introducendo un elemento di precarietà strutturale per l'intera istituzione scolastica. La situazione regionale si riflette e si amplifica nella gestione delle nomine provinciali: il primo bollettino per i docenti precari ha registrato l'assegnazione di 1.865 cattedre nella provincia di Perugia e 627 in quella di Terni. Questi insegnanti sono chiamati a coprire un vasto numero di posti vacanti tra scuole dell’infanzia, primaria e secondaria, con una quota particolarmente elevata destinata ai posti di sostegno.

Posti assegnati, sostegno e personale ATA

Le assunzioni autorizzate per l’Umbria dal Ministero dell'Istruzione comprendono 449 posti a tempo indeterminato per i docenti e 196 per il personale ATA. Tuttavia, i sindacati hanno espresso una ferma critica, giudicando questi numeri insufficienti rispetto all'effettivo fabbisogno delle scuole umbre. A livello nazionale, Ivana Barbacci, segretaria nazionale della categoria, ha riferito che le nomine di quest'anno hanno coperto circa l'80 per cento dei posti disponibili nella maggior parte delle regioni. Permane, tuttavia, una grave e irrisolta questione relativa al precariato nel sostegno, dove Barbacci ha indicato la presenza di oltre il 50 per cento di docenti precari privi di titolo specifico, un aspetto che compromette la qualità dell'inclusione e la valorizzazione della professionalità docente e del ruolo educativo.

Il dibattito ha incluso anche il fondamentale ruolo del personale ATA. La Cisl scuola ha ribadito la richiesta, già avanzata al ministro Valditara, di non limitare gli interventi alla sola copertura del turnover, ma di procedere alla copertura integrale di tutti i posti vacanti, quantificati a livello nazionale in circa 30mila unità. Il rinnovo contrattuale di fine agosto ha previsto un aumento di