I lavoratori dello stabilimento Electrolux di Porcia, in provincia di Pordenone, hanno manifestato il loro fermo dissenso il 7 settembre 2026, partecipando a uno sciopero e a un'assemblea pubblica. La mobilitazione, che ha visto un presidio davanti ai cancelli del sito friulano, è stata indetta per ribadire la contrarietà al piano aziendale rivisto dalla multinazionale svedese. Nonostante una riduzione degli esuberi rispetto alla prima comunicazione di aprile, i lavoratori giudicano il piano industriale sostanzialmente invariato nella sua strategia di fondo, ritenendolo inaccettabile e profondamente lesivo per il futuro occupazionale e produttivo.
Il piano attuale prevede complessivamente 1.454 esuberi, un numero inferiore rispetto ai 1.719 inizialmente annunciati. Tuttavia, restano confermate diverse misure critiche che destano forte preoccupazione: la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi, in provincia di Ancona, il trasferimento di specifiche produzioni in altri Paesi e un significativo ridimensionamento dell’organico in numerosi siti italiani. Tra le località interessate da questi interventi, oltre a Porcia, figurano Susegana (Treviso), Forlì e Solaro (Milano), evidenziando una riorganizzazione complessiva che impatta diverse regioni del Paese.
Gli obiettivi produttivi contestati
Per il sito di Porcia, il piano aziendale include anche una richiesta di aumento significativo della produzione oraria.
L'obiettivo fissato dall'azienda è di raggiungere fino a 140 pezzi l’ora, con una fase intermedia che prevede 115 pezzi l'ora per lo stabilimento friulano. I lavoratori hanno categoricamente definito questo incremento dei carichi di lavoro come “insostenibile”, sottolineando le difficoltà e le pressioni a cui sarebbero sottoposti. Tale contestazione è strettamente legata sia ai livelli produttivi richiesti, ritenuti eccessivi e irrealistici, sia al più ampio contesto di esuberi e trasferimenti di produzione all'estero che caratterizza l'intero piano di riorganizzazione.
La protesta di Porcia si inserisce in una più vasta vertenza che coinvolge diversi stabilimenti italiani del gruppo Electrolux, evidenziando una situazione di tensione diffusa.
Nello specifico, per il sito pordenonese sono previsti 463 esuberi nell'ambito del piano complessivo, una cifra che aggrava ulteriormente il quadro occupazionale locale. Inoltre, per lo stabilimento friulano è stata annunciata la dismissione delle lavasciuga, un'ulteriore perdita di capacità produttiva. Questa mobilitazione è giunta dopo una serie di tavoli tecnici al ministero che, secondo le organizzazioni sindacali, non hanno prodotto risultati sufficienti e concreti. La protesta precede inoltre uno sciopero nazionale di otto ore già annunciato, a testimonianza della gravità della situazione e della determinazione dei lavoratori.
Le richieste dei sindacati
I rappresentanti delle sigle sindacali Fiom, Fim e Uilm hanno espresso una ferma opposizione al piano industriale, esigendo con forza un passo indietro all’azienda e una revisione sostanziale delle decisioni prese.
Durante la mobilitazione, Pietro Mancino, RSU Fiom, ha dichiarato con preoccupazione: “La possibile chiusura con il timer inserito di Electrolux sarebbe un innesco su tutto il territorio”, sottolineando le gravi e irreversibili ripercussioni che tale decisione avrebbe sull'intera area economica e sociale.