L'incontro a Palazzo Chigi sull'ex Ilva, fissato per il giorno successivo al 7 settembre 2026, è stato definito di cruciale importanza da Ferdinando Uliano, segretario generale della Fim Cisl. Il sindacato ha posto al governo e alla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, la necessità di chiarire il significato concreto del loro interesse per la vertenza. Uliano ha sottolineato la connotazione drammatica che la situazione sta assumendo, affermando: “Al di là delle dichiarazioni politiche, vogliamo capire dal governo e da Giorgia Meloni cosa vuol dire interessarsi di Ilva.
Perché se significa fornirci il cronoprogramma della chiusura dell'area a caldo, per noi significa andare verso uno scontro imminente”. La Fim Cisl esige risposte chiare per evitare l'escalation del conflitto.
La dichiarazione di Uliano pone al centro della discussione non solo la questione strategica dell'area a caldo dello stabilimento, ma anche il delicato quadro sociale che coinvolge le aziende dell'appalto e dell'indotto. Il segretario della Fim Cisl ha ribadito che l'attuale scenario è insostenibile sul piano sociale, evidenziando come i licenziamenti già in atto in queste realtà produttive siano solo l'inizio di una crisi che il sindacato aveva già prospettato in diverse occasioni al governo.
Il tema occupazionale è quindi prioritario nell'agenda dell'incontro a Palazzo Chigi, affiancandosi alla richiesta pressante di definire una linea chiara sull'ex Ilva e di garantire la continuità industriale del sito.
Il nodo dell’area a caldo e della vendita
Sul fronte delle prospettive di vendita, Uliano ha richiamato la manifestazione d’interesse presentata da una cordata italiana. Il segretario generale della Fim Cisl ha espresso una valutazione critica su tale proposta, interpretandola come un'ipotesi di “mini Ilva”. Questa visione, secondo il sindacato, si caratterizzerebbe per l'assenza di impegni concreti sull’area a caldo, un aspetto ritenuto irrinunciabile. L'impostazione delineata da questa offerta, nella lettura di Uliano, comporterebbe un forte ridimensionamento del gruppo industriale nel suo complesso, lasciando aperte e incerte le prospettive future per l'intero comparto e per i lavoratori coinvolti.
La potenziale chiusura dell’area a caldo è stata esplicitamente indicata da Uliano come il possibile punto di rottura nella trattativa con il governo. La richiesta sindacale è perentoria: ottenere dal governo un chiarimento definitivo sul significato del suo “interessamento” per l'ex Ilva. Si chiede di sapere se tale interesse si tradurrà in un cronoprogramma di chiusura degli impianti o, al contrario, in una strategia di gestione alternativa e sostenibile della vertenza. La Fim Cisl collega strettamente questa esigenza di chiarezza alla situazione dei licenziamenti già emersi nelle aziende dell’appalto e dell’indotto, che vengono interpretati come un segnale inequivocabile di una crisi sociale già ampiamente in atto e che necessita di risposte urgenti e concrete.