La Commissione parlamentare d'inchiesta sulle condizioni di lavoro ha svolto audizioni in Prefettura ad Asti il 13 ottobre 2026, verificando il lavoro nell'Astigiano. Il 72,16% delle imprese controllate non era in regola. Irregolarità includevano cantieri senza sicurezza, braccianti pagati pochi euro a mani nude, dipendenti controllati da telecamere e violazioni in edilizia, locali pubblici e agricoltura.

La presidente Chiara Gribaudo ha indicato una volontà locale di risolvere i problemi, ma ha richiamato carenza di personale per i controlli e costi della regolarizzazione.

“Ad Asti abbiamo sentito la sincera volontà di risolvere i problemi”. Il confronto in Prefettura ha coinvolto prefetto Claudio Ventrice, parlamentari, forze dell'ordine, enti ispettivi e rappresentanti sindacali e datoriali.

Ispezioni, recupero contributi e attività chiuse

Tra il 2024 e il 2026, task force, ispettorati e Carabinieri hanno effettuato 1.036 ispezioni. Accertate 534 violazioni, con 7 milioni di euro di contributi recuperati e 78 attività chiuse. Infrazioni includevano assenza di DVR e POS, visite mediche non svolte, impianti fuori norma e uso illecito di telecamere. I settori più esposti: edilizia, locali pubblici e agricoltura.

Casi segnalati: migranti impiegati per caricare carcasse a mani nude a 5 euro a camion, e un intervento a Baldichieri per contratti agricoli fittizi.

La cornice emersa comprende lavoro nero, sfruttamento agricolo, condizioni dei lavoratori stranieri, caporalato e prevenzione degli infortuni.

Il panorama dei controlli nell'Astigiano

Nel 2025, le denunce di infortunio ad Asti sono state 1.841. L'Ispettorato territoriale ha registrato irregolarità nel 77,10% delle pratiche chiuse. Il confronto in Prefettura ha richiamato il passaggio dal lavoro nero al "lavoro grigio", dove il rapporto appare regolare, ma ore e retribuzioni non sono pienamente dichiarate, rendendo più complessa l'individuazione delle violazioni.