La protesta dei lavoratori ex Ilva a Taranto è giunta alla sua quarta giornata, segnata da scioperi, presidi e blocchi stradali che continuano a interessare le principali arterie della regione. Dal lunedì mattina, la statale 7 in direzione Massafra e la statale 106 Jonica verso Reggio Calabria sono state interrotte, con operai e delegati sindacali che hanno trascorso la notte lungo le strade, riparandosi in tende e accendendo fuochi per fronteggiare il freddo.

Nonostante il recente decreto governativo, le preoccupazioni espresse da Fim, Fiom, Uilm e Usb non si sono attenuate.

Le organizzazioni sindacali hanno incontrato a Bari il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, per discutere un sostegno concreto da parte della Regione e della Provincia. L'obiettivo è elaborare un documento condiviso da presentare all'esecutivo, con la richiesta di una nuova convocazione urgente a Palazzo Chigi per affrontare la vertenza.

Le richieste sindacali: occupazione e futuro industriale

Le organizzazioni sindacali ritengono che la cassa integrazione straordinaria in deroga, prevista per le aziende dell'appalto e presentata come misura per scongiurare i licenziamenti, sia del tutto insufficiente. Le loro richieste si concentrano su garanzie occupazionali e l'implementazione di un piano industriale solido, basato sulla decarbonizzazione degli impianti.

La continuità produttiva rimane un punto cruciale, strettamente legato alla situazione dello stabilimento di Taranto e delle aziende dell'indotto, tutte coinvolte in questa complessa vertenza insieme ai lavoratori del gruppo ex Ilva.

La mobilitazione ha avuto anche un impatto significativo sugli approvvigionamenti di carburante. Il blocco degli accessi alla raffineria Eni di Taranto sta causando serie difficoltà alla rete distributiva, al trasporto pubblico e persino al traffico aereo. In questo scenario di tensione, l'attenzione è rivolta anche al 20 ottobre 2026, data in cui la Cassazione esaminerà i ricorsi presentati da Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria e Ilva in amministrazione straordinaria contro il fermo dell’area a caldo.

Il contesto della mobilitazione nazionale

La protesta di Taranto si inserisce in un più ampio quadro di mobilitazione che ha coinvolto tutti i siti del gruppo ex Ilva. Già il 12 ottobre 2026, Fim, Fiom e Uilm avevano proclamato uno sciopero nazionale di 24 ore in tutti gli stabilimenti, incluse Acciaierie d’Italia e le aziende dell’indotto, in un contesto di crescente tensione.