Il 15 aprile è stata inaugurata a Milano la perla dell'Expò 2015. Nelle parole entusiasmate dell'Assessore alla Cultura Filippo Del Corno e nei fatti entusiasmanti delle oltre 200 opere esposte fino al 19 luglio. L'eclettismo di Leonardo da Vinci alla cura sapiente di Pietro Marani e Maria Teresa Fiorio. Nel giorno della nascita del genio (15 aprile 1452) l'Italia affida la sua immagine ad uno dei figli più rappresentativi, nell'opera trasversale che riparte dall'arte, la prima strada percorribile nel recupero di credibilità del belpaese, minata alle basi dalla politica nostrana e dalla crisi economica europea.

Anche la scelta del luogo è fatta ad arte. La mostra si tiene a Palazzo Reale, all'epoca rinascimentale 'la corte vecchia', sede della bottega di Leonardo e fucina delle sue idee in divenire per conto di Ludovico il Moro. Divenute moltitudine di arti e scienza applicata alla tecnica. Non solo per palati sopraffini ma cibo per tutte le menti.

Non poteva certo mancare al banchetto il Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci dove la definizione si traduce nel prestito di due modelli storici, il maglio battiloro ed il carro automotore, realizzati in macchina dall'interpretazione dei suoi disegni.

Almeno 100 in totale, in prevalenza del Codice Atlantico, così denominati per le dimensioni xxl delle sue pagine, oltreché dei suoi contenuti. Il disegno che si fa trattato interdisciplinare, concedendo idee e matita ad anatomia, astronomia, botanica, chimica, geografia, matematica, meccanica, architettura ('Quelli che s'innamoran di pratica sanza scienzia son come il nocchier ch'entra in navilio senza timone o bussola, che mai ha certezza dove si vada').

Per atterrare in volo, per nulla pindarico, sullo studio degli uccelli ('Nessuno effetto è in natura sanza ragione; intendi la ragione e non ti bisogna sperienza').

Altri manuali sono il frutto della diplomazia culturale intrecciata con il British Museum, il Metropolitan Museum di New York, la Fondazione Custodia di Parigi, la Royal Library di Windsor, la Morgan Library di New York. Non meno altisonanti i lavori provenienti dalla Biblioteca Reale di Torino o dal Gabinetto dei Disegni e delle Stampe degli Uffizi,

L'occhio sul mondo nella versatilità dell'opera del Genio che la mostra rimanda, come lente d'ingrandimento, agli occhi del mondo per celebrare il soldato della scienza, allineato e (s)coperto per auto-citazione ('La scienza è il capitano, e la pratica sono i soldati').

Nella scala da 1 a Gioconda, il capolavoro più famoso al mondo, troviamo una varietà di quadri prestati da ogni dove, in cui spiccano la Madonna Dreyfuss dalla National Gallery di Washington, la Belle Ferronnière dal Louvre di Parigi, il San Gerolamo dai Musei Vaticani, il Ritratto di Musico dalla Pinacoteca Ambrosiana.

La mostra contempla anche un altro capolavoro che l'Unesco suggella come patrimonio dell'umanità.

Una videoriproduzione a grandezza naturale del Cenacolo, la fragilità dei dettagli nella tempera grassa del maestro toscano. Quell'Ultima Cena non molto distante nella realtà milanese poiché conservata nell'ex-refettorio rinascimentale del convento adiacente al santuario di Santa Maria delle Grazie. E nemmeno distante nei moti dell'animo alla rivelazione di Gesù sul futuro tradimento, dal centro del quadro verso la periferia.

La stessa cassa di risonanza, amplificata dall'eco dell'inevitabile successo, che la riscossa italica intende proporre nel mondo intero, come osmosi artistica, che ne liberi la profondità della storia nell'universalità di un (già meno) misero Expò all'italiana.

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