Cosa sta succedendo? Marchionne ha annunciato che i due grandi gruppi automobilistici Fiat e Chrysler sono sempre più vicini. Talmente vicini che, nel giro di un paio d’anni, le due case verranno probabilmente fuse in un soggetto solo.

Nel frattempo, Chrysler ha annunciato un aumento della forza lavoro nelle fabbriche americane di Detroit pari a 1250 posti. Tutto questo per un investimento di 238 milioni di dollari USA.

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Uno schiaffo coraggioso alla crisi economico-finanziaria globale.

Ma perché una fusione? “É inevitabile” ha sentenziato l’amministratore delegato Sergio Marchionne in un’intervista concessa ad Automotive News. Il gruppo italoamericano stima infatti di vendere oltre 4,3 milioni di vetture nel globo, di cui almeno 2,6 milioni col marchio della casa di Detroit. Una percentuale importante, che giustifica, da parte dell’AD Marchionne, una mossa del genere.

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Inoltre, continua l’AD, è proprio il supporto che l’americana Chrysler ha fornito al gruppo torinese che ha permesso a Fiat di portare avanti il “piano Alfa”. Non solo: la guerra dei prezzi in atto in Europa non costringerà il gruppo torinese a spostare la produzione della futura sostituta della Punto fuori dall'Europa occidentale: e questo, inutile negarlo, è una buona notizia.

Eppure una nota d’allarme c’è: si, perché il progressivo allontanarsi di Fiat dalla penisola fa temere a molti che si voglia internazionalizzare il gruppo fino ad estrarlo completamente dal sistema Italia, con tutto ciò che questo comporterebbe in termini di ricadute occupazionali e di PIL (ricordiamo che Fiat possiede, tra gli altri, anche i famosi marchi Lancia, Maserati, Alfa Romeo, Ferrari, Magneti Marelli e Abarth, oltre innumerevoli partecipazioni in molte società più o meno conosciute).

Come evolverà la questione Fiat-Chrysler? Fiat abbandonerà davvero il paese in cui è nata e cresciuta? Solo il tempo potrà dirlo con certezza. Il tempo e i comunicati agli azionisti emessi dal gruppo…

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