Il presente ed il futuro di Pirelli parlano cinese. Dopo 143 anni di tradizione tricolore, il più famoso produttore di pneumatici italiano finisce nel carrello della spesa dei ricchi investitori orientali e, all'indomani dell'annuncio, si delineano i contorni dell'operazione. L'azionariato di maggioranza relativa del marchio, attuale fornitore unico per Superbike, Supersport e Superstock, oltre che in Formula 1, sarà di ChemCina, colosso orientale della chimica, che assumerà il controllo del 26,2% dell'azienda italiana.


Il fatto - Dopo l'ingresso nel gruppo dei soci russi di Rosneft (13%) avvenuto l'anno scorso, un'altra fetta della storica fabbrica nata alla Bicocca di Milano, protagonista di innumerevoli capitoli nel mondo delle corse a due e quattro ruote, se ne va all'estero ma, come si dice (forse troppo spesso) in questi casi, il suo cuore resterebbe in Italia. A capo del gruppo infatti dovrebbe restare (il condizionale in questi casi è assolutamente d'obbligo) Marco Tronchetti Provera fino al 2021. Le tappe dell'operazione prevedono il lancio di una OPA (Offerta Pubblica di Acquisto) per oltre sette miliardi di € (per un valore di 15 € ad azione) ed il ritiro del titolo dalla Borsa, in modo da permettere un più rapido riassetto senza contraccolpi sul valore azionario.

I sindacati sono già in allarme per la possibile perdita di posti di lavoro, aspetto tradizionalmente a rischio nel momento in cui una azienda subisce una ristrutturazione. In questo caso però, i timori appaiono non del tutto giustificati, dal momento che l'operazione è prima di tutto finanziaria. La ragioni di tutto ciò sembrano pertanto mettere le radici nel fatto che il controller sarà un gruppo non italiano. Sull'argomento, le organizzazioni sindacali auspicherebbero la presenza di un cartello di imprenditori nostrani a fare da competitor a ChemCina ma, viste le precedenti esperienze (Alitalia su tutti), è realmente difficile stabilire quale sia la soluzione migliore. Anche se è presto per fare previsioni, è lecito attendersi che l'operazione non dovrebbe avere ripercussioni sugli pire, che vedono gli accordi per Superbike, Supersport, Superstock e Formula 1 scadere a fine 2016.

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