Trasformare una discarica in una coltivazione biologica, bonificando i territori e traendone addirittura profitto. Dove? A Napoli. Più esattamente a Pianura, dove tempo fa, Marco Nonno, attualmente vice presidente del consiglio comunale cittadino, si impegnò a sperimentare a costo zero per l'ente pubblico, una particolare e innovativa tecnica capace di azzerare le emissioni di gas velenosi provenienti dai rifiuti.

Oggi che quella tecnica ha confermato i risultati sperati, il Comune ha deciso di investire nel progetto del consigliere Nonno per il quale quell'area dovrà diventare una piantagione di girasoli e di Paulownia. Perché? Perché da fiori come girasoli si ricava il biodiesel; la Paulownia è l'albero che cresce più velocemente al mondo e per le caratteristiche del suo legno, flessibile e pregiato, è richiesto per fabbricare snowboard e soprattutto mobili.

Il noto marchio svedese di arredamenti utilizza, per esempio, legno di Paulownia. Ed esistono società che assicurano un reddito totale di 90.000 euro per ogni ettaro coltivato a Paulownia messo sotto contratto.

Il progetto

“Sono quasi due anni che seguo la vicenda – racconta Marco Nonno a Blasting News -. Ho conosciuto la società Green Innovations di Sanremo nelle mie quotidiane ricerche alla scoperta di soluzioni e idee per Pianura.

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Ambiente

Li ho contattati, mi sono fatto spiegare, mi hanno convinto. I passi successivi sono stati quelli di coinvolgere l'ex assessore regionale all'Ambiente, Giovanni Romano, l'Arpac, il Comune di Napoli. Ricordo che furono spesi sei mesi solo per conferenze di servizi”.

In quell'area le esalazioni provenienti dalle discariche sono insopportabili. Il presidente della Municipalità, Angelo De Falco, parla di almeno una ventina di morti per tumori negli ultimi anni in un raggio molto piccolo che è quello più a ridosso alle discariche.

“Il camper dell'Arpac per diverso tempo ha misurato le emissioni di gas velenosi determinando il livello di inquinamento di quella zona – continua Nonno -. Dopodiché abbiamo portato 50 litri di questi batteri portati da questa società di Sanremo, in 5mila litri di acqua. Ci hanno preso per folli. Per un mese abbiamo fatto una volta a settimana l'inoculo dei batteri sulla discarica, prendendo un campione di 200 metri quadrati rispetto ai 35mila metri quadrati complessivi.

Ebbene, è inspiegabile l'emozione che ci ha investiti quando abbiamo letto i dati e verificato l'abbattimento delle emissioni velenose. Fino a questo momento non ci è costato nulla. Adesso abbiamo deciso di estendere il progetto a tutta la discarica. Costerà un euro per ogni metro quadrato, già finanziato dal Comune. Ma tra un anno lì ci cresceranno girasoli e Paulownia e con queste coltivazioni ripagheremo il costo dell'intervento. Progressivamente saremo in grado anche di creare un fondo cassa per altri interventi a Pianura”.

La terra dei fuochi

Il tecnico che ha sperimentato per primo questa pratica, insomma il papà del batterio buono, si chiama Marco Puppo, viene dalla Liguria. Quando è arrivato a Napoli, per dimostrare che i batteri usati non sono nocivi li ha bevuti. Ha spiegato che fondamentalmente si tratta di un prodotto che viene dalla natura, talmente semplice e talmente non pericoloso che si può usare, maneggiare, toccare. E bere. E a quel punto, davanti alle telecamere, ha fatto un sorso.

“Adesso si stanno interessando altri Comuni a questa pratica – dice ancora Nonno -, il sindaco di Caivano è stato uno dei primi. Diamo vita a un modello per la terra dei fuochi, dimostrando che le risposte non devono per forza venire dai milioni di euro. Mi hanno spiegato, tra l'altro, che a Sanremo questi batteri li mettono periodicamente nelle fogne ed evitano costruzione di altri depuratori, perché questi microrganismi più mangiano schifezze più producono acqua e aria. Non è fantastico?”. 

Qualche anno fa il Cnr di Napoli rivelò di aver scoperto uno speciale batterio mangiarifiuti. Lo chiamò thermotoga neapolitana.

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