In Italia, più che negli altri paesi, la casa è il bene rifugio per eccellenza, la concretizzazione di un sogno, di sforzi e sacrifici per giovani e famiglie. La casa è indubbiamente un diritto, ma il bene immobile è anche il bene più facilmente tassabile. Così, con il decreto legislativo n. 333 del Governo Amato datato 11 luglio 1992, nasce l’Imposta straordinaria sugli immobili (ISI), diventata poi ICI con il decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504.
L’ICI da un lato è rapidamente diventata una delle risorse più importanti nel bilancio dei comuni italiani, sostituendo trasferimenti di fondi dallo Stato, dall’altro uno spauracchio per risparmiatori ed investitori, così nel 2006, nel giorno dell'ultimo faccia a faccia televisivo tra i due candidati premier alle lezioni di quell’anno, Silvio Berlusconi che i sondaggi davano indietro, sorprende il proprio avversario (Romano Prodi) e l’intera platea annunciando l’abolizione, sulle prime case, dell'Imposta comunale sugli immobili.
La mossa non porterà alla vittoria, ma risulterà talmente di impatto, da indurre la coalizione vincitrice a riformare l’ICI portando riduzioni e detrazioni.
Nel 2008, il governo Berlusconi mantiene la promessa e cancella l’ICI. Passa il tempo, e con esso il malcontento dei comuni, si aprono vari tavoli e si parla di federalismo fiscale: i Comuni potranno contare su entrate proprie. È nata così l'Imposta Municipale Propria, il Governo Berlusconi nel marzo 2011 ne stabilisce l'introduzione a partire dal 2014. L’idea viene ripresa, riveduta e corretta dal Governo Monti, subentrato a fine 2011 a quello Berlusconi. La nuova imposta, attribuita anche alle abitazioni principali, viene applicata, in via sperimentale, a partire dal 2012.
Ciò che spesso non compare nelle cronache, è che tutto questo rincorrersi di tributi, ha un impatto diretto, non solo sulla liquidità dei risparmiatori (uscita dovuta al pagamento del tributo), ma anche uno indiretto. Ovvero, ha l’effetto di svalutare i beni stessi oggetto di tassazione.
Questa affermazione, comune a molti analisti, è ben fotografata sia da quanto emerso dai rapporti Fiaip (federazione italiana agenti immobiliari) ,secondo cui già nel 2011, c’è stato una abbassamento medio dei prezzi pari al 6,98%, con un calo delle compravendite che si è attestato al 5,94% , con percentuali di svalutazioni in crescita nel 2012, sia da un rapporto dell’osservatorio Censis-Abi sulla società italiana secondo cui:
- il 17% degli italiani ritiene che si debba investire nel mattone. Contro il 33,5% dell’anno scorso;
- il 36% ritiene che in un momento di crisi economica sia preferibile disporre di liquidità. Lo scorso anno erano il 25,5%;
- il 41,1% ritiene che negli ultimi mesi il costo degli immobili sia sceso ulteriormente.