Con la presentazione delle misure intese a difesa dell'euro, oggi Draghi ha rivitalizzato la nostra moneta e l'intero mercato borsistico mondiale. Eppure, proprio oggi potrebbe essere iniziata la fase più cupa dell'euro. Le misure monetarie predisposte dalla Banca Europea erano evidentemente necessarie, ma non costituiscono nessuna garanzia di rinnovo strutturale e di ripresa economica, le sole che a lungo andare fanno la fortuna di una moneta. Un po' come quando Monti ha messo a posto i conti di casa nostra - risultato importante, ma forse a detrimento di alcuni settori trainanti e dei consumi interni: solo il tempo dirà se gli effetti sperati con la cura sono stati più rilevanti di quelli di segno contrario.
Analogamente, una cosa sono le misure di politica monetaria della Banca Europea, un'altra le politiche economiche che dovranno mettere a punto gli Stati membri. Tra gli impegni principali, ci sono da combattere una perdurante stagnazione, un’aggressiva competizione internazionale, una seria disoccupazione, le carenze del sistema creditizio ed una generica perdita di fiducia imprenditoriale. Nodi non facili, e con cui l’euforia odierna dovrà tornare a misurarsi.
Inoltre, ora che Draghi ha svelato e messo in campo buona parte del suo arsenale, l'euro non può più contare, com'è stato ultimamente, sul fatto che la Banca Europea potesse intervenire a difenderlo con manovre di supporto. Ora che queste sono in gioco, tocca all'euro mostrare tutto il suo vero valore.