Accanto al fattore estetico che porta le Maldive ad essere considerate come uno dei paradisi terrestri più belli in assoluto, c'è un fattore estremamente negativo che riguarda la libertà di stampa e la difesa dei diritti umani in questo arcipelago.

La classifica riguardante l'anno 2011-2012, inerente ai dati circa la libertà di stampa nel mondo, è stata pubblicata da "Reporter sans frontieres" ed ha affidato alle Maldive il 73° posto con un peggioramento di almeno 10 posizioni: con un colpo di stato non dichiarato e con i media e la stampa intera messi a tacere in Sri Lanka, il sub-continente indiano è la regione che ha subito il declassamente più grave nel 2012.

Un rapporto di Amnesty International dal titolo "L'altra faccia del paradiso – La crisi dei diritti umani nelle isole Maldive" documenta le ripetute violazioni dei diritti umani da parte delle forze di sicurezza maldiviane con attacchi contro sostenitori dell'opposizione. Va ricordata a questo punto una cosa per capire meglio la situazione culturale nella quale gli abitanti di questo paese sono costretti a vivere: non esiste libertà di culto, ma l'unica religione che può e che deve essere praticata è l'Islam sunnita. Inoltre non è riconosciuto il reato di violenza sessuale nei confronti delle donne, è negata la cittadinanza ai non musulmani, e solamente i reati di apostasia (abbandono della fede musulmana) vengono puniti con la morte.

Ma ritornando alla libertà di stampa è doveroso citare l'episodio che ha vissuto in prima persona il giornalista freelance e blogger Ismail "Hilath" Rasheed che fu pugnalato alla gola da individui non identificati davanti alla sua casa di Malé, capitale delle Maldive. Fu sicuramente un tentato omicidio poiché Ismail si è fatto molti nemici a causa delle sue pubblicazioni apertamente critiche. Per questo, la pista legata all'attività professionale non deve essere scartata dalle autorità che seguono l'inchiesta anche perché il giornalista, piuttosto conosciuto, era stato più volte vittima di censure e minacce di morte. Ismail "Hilath" Rasheed, ex redattore capo del giornale Haveeru, scriveva sul blog "www.hilath.com" fino a quando le autorità per le comunicazioni Maldiviane non lo avevano bloccato su ordine del Ministero per gli Affari Islamici il 19 novembre 2011, giustificando tale censura con l'accusa di contenuti "anti-islamici"
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Nel dicembre 2011 il giornalista freelance aveva partecipato a una manifestazione pacifica che chiedeva la tolleranza religiosa. Dopo essere finito in ospedale con un trauma cranico provocato da un gruppo di persone che avevano lanciato pietre contro i manifestanti, era stato poi arrestato per aver preso parte all'evento, per essere rilasciato il 9 gennaio 2012.

Se il movente legato alla professione sarà confermato Ismail Rasheed diventerà il primo giornalista vittima di un tentato omicidio alle Maldive.

Il parlamento ha fallito nell'adottare almeno tre nuovi progetti di legge finalizzati a rafforzare le garanzie a tutela dei diritti umani nel paese. Si trattava di una legge per rendere la diffamazione un reato civile e non più penale, una legge sulla libertà di stampa e una sul diritto alla libertà di espressione.

Come negli anni precedenti, il parlamento non è riuscito a emanare un nuovo codice penale, per eliminare alcuni dei vizi fondamentali nell'attuale sistema di giustizia penale, come la mancanza di una definizione unica di reato. Non c'è stato alcun passo avanti nell'assicurare alla giustizia i responsabili delle passate violazioni dei diritti umani. Così com'è successo ad Ismail, il Ministro degli Affari Islamici ha banditi alcuni siti web e blog perché ritenuti "anti-islamici".