Secondo la Presidente della Camera dei deputati, Laura Boldrini, è tempo di fare una legge per regolamentare il web. "Se il web è vita reale, e lo è, se produce effetti reali, e li produce, allora non possiamo più considerare meno rilevante quel che accade in rete rispetto a quel che succede per strada". Questa la frase, rilasciata dalla Boldrini durante un'intervista a La Repubblica, che ha scatenato il dibattito sul web e sulle sue regole, ammesso che ce ne siano o che ne servano.

L'intervista al giornale nasce in seguito ai tantissimi messaggi di minacce, di morte o a sfondo sessuale, alle ingiurie di ogni genere e ai fotomontaggi hot che riguardano la Presidente della Camera e che  invadono, da settimane, le bacheche di migliaia di profili su facebook. Per tutelare la sua immagine, la Boldrini ha incaricato la polizia postale di stanare chiunque, anche solo per scherzo, provi a rovinare la sua immagine. Intanto la Procura di Roma ha aperto un fascicolo sul caso per l'accertamento di eventuali responsabilità penali.

Quello che a molti sfugge è però il fatto che forse il problema non è il mezzo, ma come lo si usa. Lo studio dell'atomo, per esempio, può portare a nuove tecnologie di cui tutti potremmo trarne benefici ma se questo studio viene fatto per la realizzazione di una bomba allora la colpa non è dell'atomo ma di chi lo studia e per cosa. In Italia ci sono già leggi che tutelano la persona, forse basterebbe solo applicarle, ma se anche la terza carica istituzionale dello Stato non si appella alla giustizia ordinaria, rinunciandoci senza neppure averci provato, allora il problema è un altro e più grave.

Ferme restando la solidarietà alla Boldrini e la condanna ad ogni azione o comportamento che inciti all'odio e alla violenza, il tema di fondo è che il web rispecchia la società in cui viviamo ed è sotto gli occhi di tutti che in Italia, da qualche anno, sta prendendo sempre più piede una cattiveria incancrenita, fatta di tanta maleducazione, che nel web trova il suo canale di sfogo. Le persone senza scrupoli si trovano sul web ma anche nella vita reale  e minacce a cui fa riferimento la Boldrini, sui social network, sono diffuse e indirizzate a molti esponenti della politica e della società imprenditoriale, non per questo si può minacciare di chiudere il web. E' come se si gridasse alla chiusura di Poste Italiane se le minacce arrivassero via posta ordinaria.

Tra l'altro, in questi giorni, si è parlato anche delle mail trafugate dalle caselle di posta elettronica dei deputati grillini ma non c'è stata neppure una parola della Boldrini ,a difesa di questi parlamentari, contro questa, davvero ignobile, azione di pirateria informatica ai danni di giovani e ingenui parlamentari del M5S.