Una ricetta politica tutta a base diironia e stravaganza: è questo il segreto del successo di JónGnarr, quarantatré anni, ex operaio, attore comico e punk rocker(fondatore del primo gruppo di Björke,i Sucarcubes), dal 2010 sindaco della capitale islandese Reykjavic.

Dislessico, affetto dalla sindrome Adhd(disturbo da deficit di attenzione e iperattività), anarchicosurrealista, si presenta al Gay Pride vestito da Drag Queen e alleelezioni politiche del Paese dello scorso aprile (vinte dallacoalizione "euroscettica" e conservatrice di centro destra) neipanni di Obi Wan Kenobi, un protagonista della celebre saga di StarWars. Come il nostrano Beppe Grillo, Gnarr è il risultato del votodi protesta in un'Islanda sfiancata da un grosso deficit bancario edalla conseguente crisi politica. Le promesse folli presentatedurante la campagna elettorale (asciugamani gratuiti in tutte lepiscine della capitale e più orsi polari negli zoo), la suaprovenienza popolare e operaia, lontana dall'ambiente sofisticatodella politica, hanno conquistato il 35% dei voti degli abitantidella città, attratti dalla figura dell'homo novus, più pragmaticoe avulso dall'ideologia politica, che non vuole scendere a patti coni partiti tradizionali, i responsabili dello scempioeconomico-finanziario del Paese. Il parallelismo con la recentesituazione delle elezioni politiche italiane appare evidente edesorta ad una riflessione sulle sorti politiche dei Paesi diun'Europa in grave crisi.

Al di là della satira l'eccentrico eprovocatore sindaco, con il suo partito ironicamente chiamato "Partito Migliore" ("Besti Flokkurinn") composto da artisti,musicisti e gente comune appartenente alla scena punk islandese deglianni '80, sembra fare sul serio e resiste già al terzo anno dimandato in una Reykjavic che aveva visto cadere quattro sindaci incinque anni.

Del resto è lo stesso Gnarr a respingere le accuse (lestesse, identiche, mosse al Movimento cinque stelle guidato in Italiada Grillo) di populista e paladino dell'antipolitica: "Se ilPartito Migliore fosse stato fenomeno di protesta, si sarebbe dovutodissolvere. Invece noi siamo ancora qua", dichiara in un'intervistaper l'Europe Magazine, "abbiamo dato stabilità politica. E pensoche molta gente ci abbia votato perché eravamo l'opzione migliore.Prima eravamo come Aspettando Godot, nel limbo della finanza».

Insomma, per il comico sindaco, "theshow must go on".