Seuna volta i bambini riempivano le loro giornate giocando con bambole, soldatinie burattini o leggendo libri colorati che li accompagnavano sino all’ora dellananna, da anni ormai ciò sembra non rispecchiare del tutto la realtà.
Nel2001 Marc Prensky (consulente statunitense e innovatore nel campodell’apprendimento) nel suo “DigitalNatives, Digital Immigrants”, parlò per primo di “nativi digitali” riferendosi a quelle persone cresciute nell’era dello sviluppo tecnologico (gli anni ’80e ’90), bambini che sin da piccoli hanno avuto a che fare con le tecnologiedigitali (computer, internet, telefoni cellulari, mp3), che le utilizzanonormalmente e con praticità.
In opposizione a questa figura pose quelle degli “immigrati digitali” e dei “tardivi digitali”, sostenendo ilriferimento a persone cresciute primadell’era digitale; se però i primi hanno iniziato a utilizzare letecnologie digitali, i secondi sono scettici sul loro utilizzo anche una voltaconsolidate. Tutte queste espressioni, a quanto pare, sarebbero già obsolete.
Daun recente studio del Common (istituto di ricerca USA) sarebbe dimostrato che il 38% dei bambini di età inferiore ai 2anni ha già utilizzato un dispositivo mobile (tablet, smartphone) pergiocare o guardare video. Questibambini, che hanno a che fare con le tecnologie più avanzate ancor prima diparlare o camminare, sono i “mobileborn”.
Aldi là però dell’utilizzo puro e semplice delle nuove tecnologie, è interessantefocalizzare l’attenzione sul modo di utilizzo e consumo da parte dei bambini.Oggi, infatti, la maggioranza dei bambini ha facile accesso a tablet esmartphone, non fosse altro per il fatto che i genitori ne fanno uso costante(forse anche esagerato) in presenza dei bambini, anche piccolissimi e risultanaturale così attirare la loro attenzione, visiva e di conseguenza tattile(dato che il tatto è uno dei sensi che prima si sviluppa e che i bambini moltopiccoli utilizzano per scoprire il mondo). Èl’interattività dei nuovi mezzi tecnologici che ha cambiato il modo in cui ibambini utilizzano i media, il loropensare “multitasking” (incentivato dai dispositivi stessi che permettonodi gestire più situazioni insieme) e infine la loro intelligenza.
Icambiamenti in atto portano necessità e così il mercato si organizza peroffrire soluzioni rispondenti alle nuove esigenze: aziende del settorepropongono ai genitori nuovi servizi pensati e dedicati a essi e ai propri bambini,come tablet, software educativi, libri di testo interattivi, applicazionieducative scaricabili gratuitamente.
La tecnologiadunque si evolve e continuerà a farlo, ma almeno per il momento qualche dubbio riguardoai rischi per la salute che può provocare l’eccessivo utilizzo dei mezzitecnologici, soprattutto da parte dei più piccoli, resta e consente così dicontinuare a far giocare piccoli (e grandi nostalgici) con i cari vecchi libri,cartonati, bambole, costruzioni, soldatini e burattini proprio come una volta!