A tutti sarà capitato, purtroppo, di assistere ad un rosario o di vedere le immagini della Giornata della gioventù o, ancora, di sentir parlare di Medjugorie, Fatima, Padre Pio anche attraverso personaggi della TV, folgorati sulla via di Damasco. Che immagine di religione emerge da tutto ciò?

Colpisce, leggere su svariati giornali, quanto il fenomeno dell'evasione fiscale sia diffuso, quanto il tasso dei divorzi, negli ultimi anni sia aumentato. Curiosa poi, fu la notizia, riportata su più quotidiani qualche anno fa, in occasione di una giornata della gioventù: il giorno successivo all'evento, nell'area adibita all'ospitalità dei numerosissimi giovani intervenuti, vennero trovati moltissimi profilattici, alla faccia delle prescrizioni della Chiesa.

Quelli appena elencati rappresentano solo alcuni esempi di come la Chiesa, nei secoli, abbia camminato, preoccupandosi più dell'adesione acritica dei suoi discepoli e meno di una loro problematizzazione del quotidiano, secondo i dettami del Vangelo.

L'impressione è che si sia privilegiata la cura di un'immagine, spesso di facciata, a scapito di una sostanza poco problematizzante, poco critica rispetto ad uno stile di vita sempre più imperniato sull'avere piuttosto che sull'essere.

Ad una veloce accentuazione di un preoccupante fanatismo nelle icone religiose e negli eventi di massa, splendidamente funzionali ai media, la Chiesa non è stata in grado di anteporre una teologia del quotidiano, una fede imperniata sulla parola con la P maiuscola.

Tutto ciò in favore di un più comodo proselitismo, più tranquillizzante per una popolazione mediamente anziana, e maggiormente alla portata di una realtà giovanile probabilmente più da convincere e sedurre che mettere in discussione.

Tra connivenze e fatti orribili (la pedofilia e la debole denuncia ne sono esempi), la Chiesa ha preferito affidarsi alla sua storia secolare, piuttosto che porsi degli interrogativi rispetto alle criticità del nostro tempo: da una politica corrotta della quale spesso è stata complice in nome di un favoreggiamento dei suoi irremovibili e datati princìpi, al mantenimento di rigide chiusure su tematiche tipiche del nostro tempo (convivenza, coppie omosessuali, celibato dei sacerdoti, metodi anticoncezionali) ben meno eclatanti, se si vuole, degli scandali di cui è stata protagonista.

Oggi più che mai la Chiesa ed i suoi adepti sono di fronte ad un bivio: privilegiare preghiere asettiche, condotte politically correct, ma il più delle volte vuote ed ipocrite o tornare a meditare, privilegiando il silenzio, ciò che rappresenta l'essenza del cattolicesimo: il Vangelo; chiamare i giovani a manifestazioni oceaniche (quasi paragonabili, come stile e comportamenti, ai concerti di qualsiasi cantante), funzionali ad un'immagine spettacolarizzante o diventare lievito diffuso, esempio di uno stile di vita che contempli il ripensare i comportamenti affinché diventino più sobri e coerenti con il messaggio di Cristo.

Ci si domanda, d'altronde, che senso ha partecipare assiduamente ad un coro parrocchiale, alla messa domenicale per poi ritornare a casa e, magari, evadere le tasse, abbracciare acriticamente politiche razziste o vivere la propria vita in maniera più o meno dissennata. E ancora ci si potrebbe chiedere se sono maggiormente coppia due omosessuali che, con fatica ed in silenzio, vivono la loro storia d'amore armoniosamente e sobriamente o due persone eterosessuali che, magari, ogni domenica, partecipano alla santa messa, prendono l'eucarestia secondo la più convenzionale osservanza e poi, nel quotidiano, si rendono protagonisti di tradimenti del partner.

Una Chiesa meno dogmatica e clericale, maggiormente incarnata nella complessità contemporanea, forse perderebbe qualche adepto, ma contribuirebbe a sradicare le coscienze da un'ormai piatta, ripetitiva e consolidata routine liturgica.

Forse, più semplicemente, risulterebbe più evangelicamente umana.

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