E' ancora forte l'emozione per i tristi fatti accaduti a Parigi pochi giorni fa. Anche la reazione istituzionale e del popolo, non solo francese, è stata imponente, oltre ogni previsione. Tutti fedeli al motto "Je suis Charlie", in nome della libertà di stampa e di satira, in una sorta di catarsi globale e globalizzante. Poche le voci fuori dal coro, per lo più superficiali e strumentalmente radicali, in nome di una società ipocritamente purista, che ha perso il contatto con l'inesorabile evoluzione dei tempi. Provare a guardare un po' oltre, forse, non guasta.

Ancora ieri l'avvocato e portavoce della redazione di Charlie Hebdo, Richard Malka, ha dichiarato: "….Lo spirito di "Io sono Charlie" significa anche diritto alla blasfemia".

Quanto accaduto nella capitale francese è stato assolutamente orribile, ma ostinarsi a "cavalcare" collettivamente e acriticamente un'anomica satira in nome di una fantomatica libertà d'espressione appare quanto meno discutibile.

La libertà da sempre è nata e si fonda su regole, in primis sul rispetto delle idee e del "credo altrui (di qualsiasi tipo)". Pensare che tutto sia possibile, sia fattibile senza alcun limite, appare non solo fuorviante, ma piuttosto infantile ed immaturo. Quante volte si è sentito pronunciare la frase "La mia libertà finisce dove inizia la tua": questa affermazione, ora, non è più valida ? In una società complessa e complicata come quella attuale in cui spesso, per cause e fattori diversi, convivono a fatica culture ed abitudini differenti "esercitare una libertà senza rispetto", oltre che essere disonesto da un punto di vista intellettuale, può scatenare, come purtroppo tristemente accaduto, gli istinti più beceri.

Ad ignoranza, fanatica ideologia e nichilista faziosità non si può contrapporre un cieco intellettualismo in nome di una scorretta libertà di espressione. Sottolinearlo non significa essere "spalleggiatori dei violenti", ma semplicemente un po' meno omologati alla massa, più rispettosi a trecentosessanta gradi di un più autentico concetto di libertà, oltre ogni steccato.

E' ciò che doverosamente si deve alla fatica, al sangue ed al sacrificio di coloro che hanno contribuito a conquistarla. Fare una sana autocritica su ciò che rappresentano i nostri limiti, al di là di chi vuole imporne con la forza, non solo aiuterebbe maggiormente la fermezza della condanna, ma dissiperebbe quella ipocrisia di fondo che certamente non aiuta a ricordare degnamente le vittime di una fanatica follia.

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