La pioggia battente che sta flagellando la Capitale da tre giorni, oltre all'incapacità del CONI di coprire il campo con teloni decenti ha impedito la disputa di di Roma-Parma.

Ci si mette anche l'arbitro De Marco che non comprendendo affatto la realtà di un campo ridotto a risaia, fa iniziare l'incontro per fermarlo 8 minuti dopo.

Il terreno di gioco, già prima dell'inizio di questa non partita, era completamente allagato, pur coperto dai teloni. Teloni di gruviera, forse e neanche della miglior qualità.

Roma, nel 2014, è ridotta a non poter giocare un incontro fondamentale per il suo cammino verso un campionato da favola per colpa della grave incuria del CONI, proprietario e gestore dello stadio.

Parlare di vergona è poco.

Si consenta, e in fretta, alla Roma di avere il suo stadio, per favore. Dell'inefficienza e della incredibile superficialità del CONI ne abbiamo abbastanza.

I giocatori giallorossi (soprattutto De Rossi e Totti) e lo stesso Rudi Garcia erano inferociti. Non è possibile che una gara fondamentale per lo scudetto si possa soltanto immaginare di disputare in condizioni simili. Negli otto minuti giocati, registriamo un'occasione da gol non sfruttata per il Parma. Anche De Sanctis ha espresso il proprio sconcerto per la decisione arbitrale di tentare comunque di far disputare la partita.

Ora non sarà facile trovare la data adatta a giocare i restati 82 minuti anche per l'impegno di febbraio della Lazio in UEFA.



Riguardo De Marco, beh, è riuscito ad essere nocivo quanto la pioggia; qualcuno spieghi a questo signore che calcio e pallanuoto non coincidono. Chiediamo troppo?





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