I giornali ormai "rigurgitano" sondaggi che ci mettono di fronte agli orientamenti degli italiani sul voto europeo, sui partiti, sui non-partiti e via discorrendo. I sondaggi, quando sono somministrati da professionisti seri, hanno una validità scientifica che nessuno, che non sia in "malafede", si sognerebbe mai di inficiare. Tuttavia, non sono tanto i sondaggi in sé la materia del contendere, quanto i "protagonisti" dei sondaggi stessi, ovvero i politici, di "qualsiasi" orientamento, nessuno escluso.

Diceva Vittorio Mathieu, filosofo e politico italiano, che è un errore molto grave "negare" la "buona fede" degli esponenti dei vari partiti o movimenti che siano, perché, "nella maggior parte dei casi sono sinceri, convinti di ciò che fanno e di ciò che dicono; dediti alla buona causa". Stabilito quindi che "tutti" hanno il diritto di essere creduti "in buona fede", si tratta ora di darci una ragione sufficiente per capire perché, per esempio (la butto giù facile), quasi mai le promesse elettorali sono mantenute da parte di gente che, a suo tempo, "prometteva" le cose in "buona fede".

In realtà, secondo Mathieu, la "buona fede" vive la condizione tutta edipica di un "connubio incestuoso" con la "finzione".

Buona fede e finzione

Ci sono partiti, scrive Mathieu, che hanno lanciato lo slogan "lavoriamo di meno per lavorare tutti". Costoro enunciano "un proposito in contrasto con l'esperienza, con la logica, con l'economia; eppure nel voler incrementare l'occupazione sono in buona fede", e "fingono" di crederci perché, tutto sommato, essi giudicano "la propria politica, se non buona in assoluto, per lo meno la meno cattiva date le circostanze".

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Chi dice, al contrario, "diminuiamo le imposte per potenziare l'economia, finge anche lui, finge d'ignorare che le imposte sono necessarie a pagare gli interessi su un debito pubblico che solo l'inflazione sarebbe in grado di annullare". Infine, "chi s'impegna a ridurre il debito pubblico del 50% in pochi anni, SA che questo impegno non ingannerà nessuno di coloro che contano, ma è in buona fede nel voler entrare in Europa; e chi finge di crederci è in buona fede nel pensare che sia bene accoglierci".

A questo punto qualcuno potrebbe anche chiedere: "Come facciamo allora a 'rompere' il 'connubio' tra la 'buona fede' della politica tutta e le 'finzioni' della stessa?". Bella domanda, a cui Mathieu dà una risposta "molto convincente".

"Come farai?"

Anche se, come sottolinea Mathieu, "chi agisce con una buona intenzione è estremamente riluttante a discutere i mezzi con cui si propone di attuarla", è assolutamente necessario, aggiungiamo noi, che non ci si accontenti più degli "slogan", ma ci si abitui a chiedere al politico, a tutti i politici: "Come farai?

Quali strumenti e mezzi userai per raggiungere il tuo intento?".

  1. Se, per esempio, vuoi restare in Europa e nell'euro, "come farai, dopo, a gestire il debito pubblico e l'economia del Paese? Quali mezzi userai? Come gestirai i rapporti con l'Europa?".
  2. Se, al contrario, vuoi uscire dall'euro, "come farai, dopo, a governare la politica monetaria di un paese ad economia complessa come l'Italia? Su quali mezzi, uomini o istituzioni potrai "effettivamente" contare?".

Queste sarebbero le domande da fare.

Gli slogan sono indubbiamente una parte consustanziale della pubblicità e, ormai, anche della politica, e pensare a una loro eliminazione sarebbe perlomeno utopistico. Tuttavia, non ci si dovrebbe più accontentare delle tecniche alla "De Gaulle" ormai ampiamente oliate consolidate, secondo le quali i partiti, "prima vincono e incassano i voti" e poi, come diceva De Gaulle, "l'intendenza seguirà", concetto che, tradotto in soldoni, significa semplicemente: "Vedremo dopo cosa possiamo in realtà fare". "Chi è persuaso - scriveva V. Mathieu - di volere il bene degli uomini preferisce pensare, come De Gaulle, che 'l'intendenza seguirà'. Malauguratamente, l'intendenza non segue affatto".

Sarebbe anche oltremodo interessante che fosse somministrato agli italiani un sondaggio nel quale si chiede se preferirebbero o no conoscere i mezzi con i quali i politici intendono perseguire i loro obiettivi. Scommetterei che quasi tutti vorrebbero un'estrema chiarezza sui mezzi. Concludo, rendendo i dovuti riconoscimenti al professor Vittorio Mathieu, autore più di dieci anni fa di un breve e denso saggio il cui titolo è tutto un programma: "Le malefatte della buona fede".



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