Le parole del titolo riecheggiano le prime parole di unavecchia canzone di Rodolfo De Angelis, del 1933, ovvero degli anniimmediatamente successivi alla 'GrandeCrisi' del 1929. Si dice che “i fatti parlano da soli”. In realtà i fatti“bruti” non dicono un bel niente, e solo l’interpretazione dei fatti stessi dàloro un senso. Siamo sommersi da una valanga di notizie. Va bene, anzi, va benefino a un certo punto, perché, ne sono convinto, le notizie, date allo stato 'bruto', in sé non significano un bel nulla.

Ciò premesso, e visto che siamo dentro una crisi per vari versi 'apocalittica', forse vale la pena di spendere qualche parola per intuirne ilsenso generale.

Negli ultimi trenta quarant’anni, molti cambiamenti hannotrasformato i rapporti economici, sociali e politici del mondo. La crisipetrolifera, il debito del terzo mondo ( e nostro), la crescita delladisoccupazione, il predominio assoluto degli interessi finanziari sulla dinamica a breve termine del sistema produttivo, l'imposizione di regoledi mercato legati alla competitività ,i vincoli della globalizzazione, ladelocalizzazione delle industrie manifatturiere, la forte centralizzazione delcapitale, sono tutti segnidell'importanza degli sconvolgimentipolitici e sociali in corso.

A tutto ciòsi somma la crisi energetica, il processo di invecchiamento dellapopolazione, i costi della crescitaeconomica selvaggia sull'ambiente, il fallimento delle nazioni industrializzatenel diffondere i benefici della crescita con il terzo mondo, il crollodell'Europa orientale, combinati con unasfiducia reciproca delle organizzazioni internazionali a difesa degli interessicollettivi ( vedi Ucraina), sono altri segnali che si sommano tra loro e creano una vera epropria miscela esplosiva che nessuno sembra in grado di neutralizzare.

È impressionante notare che, mentre la produzione mondiale èaumentata negli ultimi cinquant'anni e che il commercio internazionale hacontinuato a crescere sempre piùvelocemente, la convergenza tra paesi industrializzati e paesi in via di sviluppo offre segnali sempre più deboli. A questa polarizzazione nella distribuzione della ricchezza, dobbiamoaggiungere la crescente polarizzazione ricchi-poveri all'interno dei paesi industrializzati,mentre Il reddito medio per abitante si è ridotto notevolmente dagli anni ’60.

La crisi dellasocietà contemporanea si esprime siaattraverso la disuguaglianza economica sia attraverso le tensioni sociali che sono il segno del fallimento nella ricostruzione di un progetto collettivo. Per i paesi in via di sviluppo,i problemi sorgono con più violenza (vedi le guerre da cui siamo letteralmentecircondati), perché queste società cercano di trovare la strada del benessereessenzialmente attraverso graviconflitti interni, perché segnati da traiettorie storiche molto diverse dalle nostre.

Nel frattempo, queste popolazioni dilaniate dalle guerreinterne bussano alle nostre porte (vedi gli sbarchi a Lampedusa). Qui concludo. Questi eventi, lo si creda ono, furono 'profetizzati' da qualche studioso illuminato già dagli anni ’70,che aveva preconizzato che ci saremmo dovuti rinchiudere in un fortilizio contanto di mitragliatrici per resistereall’assalto dei paesi poveri. Come accade sotto tutti i cieli, le voci 'sapienti' sono sempre inascoltate, mentre, per converso, si ascoltano sempre esoltanto le parole dell’ignoranza, che siede con i suoi glutei pesanti sultrono che governa il mondo.

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