Un libro soporifero di cui non si riesce a terminare la lettura.



È brutto dirlo, ma ci sono dei Libri come "La storia della scuola teramana", che è proprio impossibile leggere. Magari ci parti pure armato delle meglio intenzioni, ti ripeti che nessun libro è impossibile da leggere, ma presto ti rendi conto che la realtà dei fatti è un'altra.



La ricostruzione dell'istruzione secondaria pubblica, privata ed ecclesiastica a Teramo, dall'età di Ferdinando IV di Borbone alla fine dell'Ottocento.

Dalla seconda metà del XVIII secolo al XIX secolo.



Una mera raccolta di saggi, riviste e bollettini bibliotecari proposta in una asettica cronologia, che sale dal 1984 al 2011. Almeno, così mi è parso volesse far intendere l'autore: ripercorrere e riasfaltare un percorso irrinunciabile della mente, sul come e il quando il Real Collegio si sia trasformato nel Regio Liceo Ginnasiale.



21 capitoli pressati in un volume diviso in 3 parti per approntare, con modi spiccioli e supponenti, una sorta di elenco della spesa; storia e disavventure di scuole pubbliche, private, laiche ed ecclesiastiche - compresi finanche gli educandati - fino ad ammorbare il lettore con aspetti didattici e pedagogici pretenziosi.



Pagine e pagine per scoprire che fu Napoleone a veicolare l'idea di scuola pubblica durante il Regno di Napoli e che alle solite carenze dello Stato si insinuò lesta la disumanità, l'ipocrisia delle autorità ecclesiastiche cattoliche, protette dietro il bastione dei loro dogmi.



"La Chiesa è ricca, ricchissima. È letteralmente zeppa di quattrini. Puzza di denaro come il cadavere di un ricco... " (Heinrich Böll).



Non si tratta tanto della storiografia, prevista e rintracciabile in altre pubblicazioni; qui il problema è il modo in cui viene scritta la storia.

Frasi fatte sciatte. Personaggi storici stereotipati. Accademia, non oltre.



Impavidamente, ho tentato la lettura, ma mi sono ritrovato nell'impossibilità di portare a termine il mio buon proposito. Forse, costringere a leggere "Storia della scuola teramana" durante le imminenti vacanze estive potrebbe essere un buon metodo per allontanare i ragazzi dalla lettura. Dire che sia pesante è poco. Ogni riferimento alla notevole mole dell'oggetto cartaceo è puramente casuale.



Visto che non si tratta di un libro di narrativa, poteva essere scritto in maniera più interessante.

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Ci sono modi e modi per stendere un saggio storico: qui si è scelto quello sbagliato.



Magari una frase che aspira all'aulico e subito dopo il buio della parola. Nemmeno la tecnica dello "zompamento" ha funzionato. Il testato salto indiscriminato delle pagine.



Inefficace e noioso, punto e basta. L'opinione di un lettore.

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