Continua a fare scalpore, a suscitare curiosità, "l'amicizia affettuosa" tra un ex spogliarellista frequentatore degli studi televisivi degli "Uomini e donne" della De Filippi e la senatrice Stefania Pezzopane, già anch'essa antica frequentatrice di trasmissioni targate Mediaset, come l'indimenticabile partecipazione al "Chiambretti Night" su "Italia 1", durante la quale non mancò di elogiare l'operato di Berlusconi in Abruzzo, nel dopo sisma:



"Il Presidente del Consiglio si è comportato bene. Io l'ho criticato quando ha esagerato, perché quando ha consegnato 300 case, gli ho ricordato che gli sfollati sono 30mila, quindi tra 300 e 30mila c'è un po' di differenza... Però va apprezzato per quello che ha fatto insieme a tanti altri" (Mediaset, Le dichiarazioni di Stefania Pezzopane al "Chiambretti Night" - 22/10/2009).



La senatrice ha pubblicato diversi selfie sui social affabulando cronisti e lettori con il resoconto fotografico dei propri legami di affetto e amicizia. Legami che la stessa Pezzopane non esita a definire molto importanti e con tenere chiose - parole messe insieme con toni suggestivi e vagamente adolescenziali - quando ammette di non avere alcuna sorta di timore nel rendere pubbliche le proprie relazioni, sia che riguardino il lavoro oppure la vita privata: "Le amicizie possono evolversi o fermarsi".



E fermiamoci qui, ché è meglio.



Maupassant scriveva che gli echi di cronaca sono la spina dorsale del giornale. In ciò che oggi mascheriamo nelle sembianze del gossip bisogna sapere insinuare con indifferenza una notizia suggerita. Il bisogno del sottinteso per lasciare liberi di indovinare. Confutare la voce messa in giro in modo tale che poi trovi una naturale conferma, dare per certo l'incerto cosicché nessuno creda al fatto raccontato.



Il reporter deve essere circospetto e bardato di furberia per scoperchiare e stabilire quello che bisogna dire e quello che è meglio nascondere. Questa destrezza consentirà al cronista di sortire sul pubblico l'effetto pianificato e confezionare su misura un pezzo che funzioni.



Nella chiacchiera stampata bisogna che ognuno trovi qualche riga che lo interessi. Così è che si vendono i giornali al bar. Scrivere di tutto per tutti. Per la classe sociale che si sente in alto e per quella sottomessa. Alla grande metropoli, alla provincia, al clero e all'università, ai magistrati e alle escort. Maupassant le avrebbe chiamate cortigiane.



Chi ha letto e apprezzato Guy de Maupassant sa già di quanto un giornale possa metamorfosarsi per intensificazione in percezioni della realtà, delle più disparate. In un calo di palpebra, un quotidiano diventa informale, cattolico, liberale, repubblicano; oppure, perché no, semplicemente "una torta di crema" piuttosto che un bazar da quattro soldi. Giganti dell'editoria impegnati soltanto a sostenere operazioni in borsa, affari di ogni genere.



Praticamente, imparare a navigare con i fondi dello Stato e sui bassifondi della politica, proprio come si fa ancora di questi tempi e a distanza di oltre un secolo dall'ultimo post su carta dell'autore di "Bel-Ami".



E semmai oggi vi fossero nascosti fra i fronzoli di un ambiente acido i portatori di un germe utile alla rinascita di una nuova resistenza, non sarebbe inutile domandarsi su quali basi potrebbe fondarsi questo nuovo, importante, ineluttabile e pacifico rivolgimento culturale.



"Ecco l'appello ai giovani: di difendere queste posizioni che noi abbiamo conquistato; di difendere la Repubblica e la democrazia. E cioè, oggi ci vuole due qualità a mio avviso cara amica: l'onestà e il coraggio. L'onestà… l'onestà… l'onestà. E quindi l'appello che io faccio ai giovani è questo: di cercare di essere onesti, prima di tutto. La politica deve essere fatta con le mani pulite. Se c'è qualche scandalo; se c'è qualcuno che dà scandalo; se c'è qualche uomo politico che approfitta della politica per fare i suoi sporchi interessi, deve essere denunciato senza alcun timore!"(Sandro Pertini).



Di diversa levatura, l'appello della senatrice Stefania Pezzopane al neo eletto presidente della Regione Abruzzo, Luciano D'Alfonso:



"Mi auguro che questa sia la volta buon per assicurare un futuro alla società. La precedente amministrazione ha fatto di tutto per mortificare Abruzzo Engineering e i suoi lavoratori, considerandoli ingiustamente un carrozzone inutile a carico della Regione Abruzzo" (Abruzzoweb, "Abruzzo Engineering: Pezzopane a D'Alfonso, serve rilancio", 18 giugno 2014).



Il cronista guardingo, dopo queste dichiarazioni politiche, ha l'obbligo di richiamare alla memoria la storia societaria della "Abruzzo Engineering". Una società partecipata, già nota alle cronache, posta in liquidazione dal dicembre del 2010, a causa di un presunto deficit di 19 milioni di euro. Tanto guardingo - sempre il cronista - da non tralasciare di evidenziare per quali nobili battaglie si sta accoratamente spendendo in questi giorni la senatrice Stefania Pezzopane.



La società Abruzzo Engineering è stata già condannata dal tribunale del Lavoro de L'Aquila, con due diverse sentenze, praticamente identiche, a risarcire due dipendenti posti in cassa integrazione per troppe ore rispetto ai colleghi ('Primadanoi', 3 luglio 2014).



Ma ancora di più delle sentenze pesano le parole del senatore Alfonso Mascitelli che, negli Atti di Sindacato Ispettivi (*) che ha presentati negli anni addietro, ha voluto ricordare le ipotesi fatte da "Il Sole 24 Ore" su ciò che AE avrebbe potuto rappresentare: una cassaforte nella quale fare entrare e uscire mazzette e fondi neri, oltre che un serbatoio di clientele, scambi, appalti pilotati e favori politici. Vicende accadute negli anni di maggiore floridezza quando la Regione ha girato, senza appalti, commesse alla Abruzzo Engineering, che tuttavia non aveva competenze e strutture tali da poter espletare i progetti.



(*) - Legislatura 16, Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-01576, pubblicato il 21 settembre 2010, Seduta n° 425; Legislatura 16, Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-02511, pubblicato il 29 novembre 2011, Seduta n° 638; Legislatura 16, Atto di Sindacato Ispettivo n° 3-03185, pubblicato il 29 novembre 2012, Seduta n° 846.
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