Partiamo dai dati forniti in questi giorni dal sottosegretario all'Economia, Enrico Zanetti, alla commissione Finanze della Camera dei Deputati. Ci dicono che Equitalia, il concessionario della riscossione dell'Agenzia delle Entrate, dovrebbe recuperare 474,5 miliardi di euro. Facciamo un esercizio di conversione in vecchie lire, giusto per avere un'idea della grandezza: stiamo parlando di 918.760.115.000.000, di 918.760 miliardi di vecchie lire.

I dati ufficiali del sottosegretario ci dicono che dentro questo importo di 474,5 miliardi di crediti, ci sono 206,2 miliardi di sanzioni e 39,7 miliardi di interessi.

Le imposte da recuperare sono 228,1 miliardi di euro. Quindi, sul totale da recuperare (474,5) le sanzioni sono il 43 per cento (206,2) e gli interessi sono l'8 per cento (39,7).

Dalla stessa fonte apprendiamo che Equitalia non riuscirà a recuperare 120 miliardi su 474,5 perché dovuti da aziende ormai fallite. Lazio, Campania e Lombardia ai primi posti per mancati incassi. Qualche riflessione:

  • parlando di Equitalia e di imposte da recuperare, si parla sempre di "evasori fiscali". Ma in questi 474,5 miliardi di euro da recuperare ci sono anche imposte che le piccole aziende avrebbero voluto pagare. Ad esempio, hanno presentato la dichiarazione I.V.A. ed hanno segnalato al Fisco di dover pagare tot, ma non avendo disponibilità hanno aspettato la cartella di Equitalia (con ulteriori sanzioni), sperando di riuscire a rateizzare il pagamento dovuto. Questa cartella è inclusa nei 474,5 miliardi da recuperare. Quindi, parlare in assoluto di "evasione fiscale" è superficiale ed ingiusto.
  • le sanzioni di 206,2 miliardi di euro: una cifra esorbitante, da recuperare, per sanzioni (pari al 43% del totale). Il Parlamento dovrebbe mettere mano al sistema delle sanzioni tributarie. Equitalia non ha responsabilità perché le sanzioni tributarie sono decise dall'Agenzia delle Entrate, che a sua volta le calcola in base alla legge (Decreto Legislativo n. 471 del 1997). Questa legge ci dice che le sanzioni vanno dal 120% al 240% delle imposte.

Quindi, se ad esempio, non hai pagato l'I.V.A.

per 1.000 euro, dovrai pagare mille per le sanzioni 2.400 euro. Da 1.000 diventeranno 3.400 euro. Non ci sorprendiamo se le aziende falliscono (anche) se diventa impossibile pagare debiti tributari che si moltiplicano 2,4 volte.

Anche gli interessi di 39,7 miliardi meritano una riflessione: il tasso di interesse è stabilito dalla legge ma l'Agenzia delle Entrate ha 5 anni per fare accertamenti.

Quindi, ad esempio, nel 2014 si controlla l'anno 2009 e si scopre un'irregolarità. Allora l' Agenzia delle Entrate chiede il pagamento degli interessi di 5 anni, partendo dal lontano 2009. È corretto retroagire ? Per il Fisco è sicuramente un buon investimento aspettare che passi il tempo per poi chiederti gli interessi partendo da cinque anni prima.

Concludendo, in Parlamento qualcuno dovrebbe domandarsi se tra le cause che hanno fatto fallire o chiudere tante piccole imprese, non ci sia anche l'attuale sistema delle sanzioni tributarie ed il calcolo degli interessi, che meriterebbero una riforma urgente, perché sono molti coloro che vorrebbero pagare le cartelle di Equitalia e dormire sonni tranquilli.

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