Alcune volte capita di esagerare, e sarà un vizio tutto "Tavecchiano" o "Italiota", come si usa dire ora, con delle battute definibili forse di spirito. Forse appunto. Non è solo la satira su Maometto a creare scandalo. Censurabile dovrebbe essere qualsiasi frase o gesto che leda l'immagine di una figura santa e fondatrice di un culto, la quale rappresenti per molti popoli e culture il principale punto di riferimento. È il caso di alcune ironie, poco rispettose su Gesù che ahimè spopolano incontrollatamente su Facebook. Una pagina denominata "Lercio" ( già il nome è tutto dire) ha pubblicato un articolo in cui afferma, per scherno, che il Messia sarebbe stato crocifisso per un "gioco erotico" . Senza contare che il controverso elaborato sia stato accompagnato da una pioggia di pubblici commenti a contenuto profondamente offensivo e blasfemo, alcuni dei quali richiamano quasi alla sparizione fisica di chiunque si sia sentito leso, in quanto bigotto. Il solo modo per poter esprimere il disgusto verso tanta volgarità e ignoranza è la segnalazione. Tuttavia la piattaforma di Zuckerberg sembra non mostrare alcuna preoccupazione verso lo scherno denigratorio e offensivo della principale figura cristiana.

Questo comunque non è un caso solato. Vi sono numerose altre pagine (parlo di quelle italiane) che presentano caratteristiche xenofobe o anti religiose in senso denigratorio.Un social che dovrebbe rappresentare un incontro armonioso e pacifico fra persone provenienti da luoghi diversi, con pensieri anche divergenti, si sta trasformando in una pista di lancio per estremismi di ogni tipo. Che questi siano politici, ideologici, religiosi, sessisti e così via poco importa. Il fenomeno è senz'altro negativo in quanto incita alla volgarizzazione, al disprezzo verso l'altro e all'approccio reverente alle diversità. Tavecchio non è un caso isolato. La sua gaffe si aggiunge a quella di una società che, nel pieno della crisi economica e direi, a questo punto, anche psicologica, si avvia verso un imbarbarimento inaccettabile. Non di certo conforme allo sviluppo intellettuale e spirituale dell'uomo moderno. Sarà che siamo noi italiani a essere rimasti molto indietro, o forse ad essere andati troppo avanti dimenticando la grande sensibilità dei nostri avi nei confronti della cultura e di qualunque concetto la costituisca. Magari sarebbe ora che i nostri legislatori ne prendano atto, per gestire questo grave regresso nei valori della convivenza sociale con maggiore severità.

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