Il rigore delle manovre fiscali degli ultimi tre anni pare aver comportato gli effetti previsti. Un aumento molto elevato della tassazione che, secondo i dati della Confcommercio, ha toccato il 53,2%. Questa percentuale colloca l'Italia sul podio dei Paesi che risentono di più del peso della pressione fiscale. Le imprese sono la categoria che risulta maggiormente colpita da tali provvedimenti. La loro attività, essenziale per lo sviluppo della produzione, risulta soffocata e non in grado di poter operare con buone prospettive a causa dell'aumento di costi, sempre più insostenibili.

I dati confermano tale prospettiva con stime al ribasso nel 2014 del Pil, con crescita del Prodotto interno lordo a +0,3% rispetto al +0,5% giugno. Per quanto riguarda i consumi, si potrebbe ipotizzare che un effetto positivo sia stato comportato dall'effetto del bonus 80 euro. Vi risulta una crescita del 0,2%, di un decimo punto rispetto alla precedente previsione.

Se la situazione dovesse procedere con questo trend i problemi conseguenti all'elevata tassazione potrebbero aggravarsi ulteriormente e per questo motivo secondo il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, sarebbe necessaria una manovra correttiva. Secondo lui bisognerebbe avere il coraggio di affermare una scomoda verità subito, piuttosto che rimanere inermi di fronte a "un lento stillicidio di confuse illazioni che deprimono le aspettative di famiglie e imprese".

Queste qui riportate sono le sue testuali parole. Ha inoltre egli proseguito sostenendo la necessità di abbandonare l'idea di nuove tasse e di ulteriori eventuali prelievi, in quanto essi sono la mortificazione dell'economia. "Tutti i Paesi europei crescono poco, ma l'Italia è ferma" ha concluso Sangalli, infine.

La politica dell'austerità non par dunque essere la via maestra per fare uscire il Paese dalla crisi e il governo a quanto pare ne è pienamente consapevole.

Almeno la linea di Matteo Renzi per quanto non ancora concretizzata nei fatti, pare essere stata mostrata chiaramente di fronte all'Europa e alla Germania, i quali sulle possibili revisioni delle politiche economiche rigoristiche non sembrano disposti a scendere a compromessi.

Dal 2015 entrerà in vigore il famigerato Fiscal Compact che, se non modificato, cosa al momento poco probabile, causerà un aumento ancora maggiore della pressione tributaria con l'impatto negativo e dannoso su coloro che, nell'ambito del commercio e famigliare, dovranno sostenere ulteriori sacrifici, restringendo produzione e consumo. Tutto ciò potrebbe rendere in sintesi più complicata l'uscita dalla recessione.