La tragedia di James Foley, il giornalista americano, non ha precedenti nella storia dell'umanità. Quanto successo è allarmante e ha sconvolto profondamente l'opinione internazionale. Viene spontaneo domandarsi se qualcuno sia in grado di far ragionare l'Isis e di fermare questa strage senza l'utilizzo delle armi; al momento c'è solo una spirale di odio, vendette e controvendette che stanno portando alla morte migliaia di innocenti.

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Attualmente l'unica voce come al solito per arrestare la marcia dell'Isis è quella della forza, delle armi, e si rischia un nuovo intervento delle troppe americane, e non solo, nelle zone teatro di guerre e conflitti. Ragioni politiche ed umanitarie richiedono di fermare il comportamento di questi jihadisti dell'ultima ora che hanno superato in fanatismo, ferocia e pericolosità la stessa Al Qaeda e gli stessi talebani dell'Afganistan.

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Anche qui, come a Gaza, bisogna indagare sulle cause remote di questi conflitti e dell'alta scala di odio che li ha alimentati.

Certo che la politica americana in medio oriente ed Africa da tempo non appare esente da errori ed orrori, gli interventi violenti hanno distrutto e bombardato intere città, uccidendo migliaia di persone e le loro azioni militari avvengono nel più assoluto disprezzo delle leggi internazionali che regolano la vita tra le nazioni (vedi Abu Graib e quello che succede con le torture nella illegale base di Guàntanamo).

Ciò scatena poi delle pretestuose ragioni religiose, etniche e persino tribali che non si conciliano affatto con la vera religione islamica e con i suoi principi stabili nel corano: le orribili azioni dei jihadisti sono una smentita di questi principi e sembrano ignorarli in nome di un fanatismo religioso sconosciuto al mondo arabo tradizionale e di un esacerbato antiamericanismo, tanto da far pensare che sono delle schegge impazzite anche dei predoni sanguinari dediti all'accaparramento di ricchezze (come il petrolio), alla conquista di beni e territori altrui, alle pulizie etniche, ed agli stupri di donne, il tutto sotto l'egida della "legge del più forte".

Non ci sono ragioni nel mondo che giustifichino la violenza, perché violenza genera violenza; la sconvolgente decapitazione di James Foley e quelle altre ancora fatte sono state azioni molto gravi, ed è un grande fallimento per la giustizia. E' arrivato il momento che le Nazioni Unite e tutta l'organizzazione internazionale agiscano con misure urgente contro tutte le guerre, i conflitti e le violenze nei Paesi del Medio Oriente ed Africa.

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E' auspicabile a questo punto che gli arabi moderarti, quelli che vivono in occidente e che non condividono questo fanatismo anomalo, si adoperino nel loro stesso interesse per isolare queste frange di estremisti e collaborino con le autorità dei Paesi che li ospitano per evitare altri episodi come quello del giornalista James Foley.

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