La mafia, quale potente e gelosa custode del consenso elettorale di coloro che in essa si riconoscono, sono inseriti o dalla quale comunque traggono giovamento, si interfaccia inevitabilmente ai partiti al potere. E' nota la sua forza e i vantaggi che tuttora può offrire al politico senza scrupoli. Lo sanno tutti gli operatori di tutte le Forze di Polizia. Col tempo influssi e ingerenze mafiose hanno varcato i confini dell'isola. Il sangue versato dai Caduti delle Forze dell'Ordine nella lotta contro la mafia non è ancora bastato a debellarla, nonostante le eclatanti catture, gli arresti di massa ed i lunghi e farraginosi procedimenti penali.

La mafia contemporanea è un'immensa struttura sociale dinamica, trasversale rispetto ad ambienti sociali ed aggregati politici. Ha propri ben definiti indirizzi operativi, assetti organizzativi, e risorse immense. E' inserita in molteplici circuiti di relazioni a tutti i livelli, ed è perfettamente contigua alla politica al punto da esservi inserita e di servirsene. La mafia si è sempre curata di crearsi un suo "partito", infiltrandone qualcuno esistente o creandolo ex novo. E' argomento notissimo alle coscienze degli investigatori professionisti, uomini immuni dalle mistificazioni e menzogne mediatiche.

L' "onorata società" è riuscita a darsi strutture e mezzi adeguati per un inserimento nei commerci tra Nord e Sud, tra l'Italia e i Paesi della Comunità Europea. La mafia è una realtà organizzativa e di potere. E' sempre stata fortemente radicata nella politica e nei partiti, esfiltrando progressivamente dalla Sicilia verso aree sempre più ampie del Territorio Nazionale e verso l'Europa. Il singolo lanciato dallo Stato a combatterla soccomberà sempre, anche perché per la mafia i valori morali per i quali questo sventurato singolo è pronto a rischiare la vita sono risibili o - peggio - pericolosi, e la vita umana, in sé, è senza valore oggettivo.

Poco prima di cadere assassinato il Gen. Dalla Chiesa, lucido investigatore ma uomo fondamentalmente solo nell'azione e nel rischio, era costretto a dirsi, nel suo diario: "Finchè una tessera di partito conterà più dello Stato, non riusciremo mai a battere la mafia". Ovvero che la forza e l'indistruttibilità della mafia, storicamente e nell'attualità, poggiano in Sicilia anche sulle forze politiche.

Avrebbe dovuto prendere servizio come Prefetto di Palermo il 5 maggio 1982, ma la sua nomina fu anticipata per effetto dell'assassinio di Pio La Torre. Così il Gen. Dalla Chiesa dovette giungere a Palermo la sera stessa dell'assassinio. Sull'altro lato della barricata troviamo individui come il Sindaco pro-tempore di Palermo Nello Martellucci, che dichiarò, all'epoca dell'insediamento di dalla Chiesa a Palermo come Prefetto: "…Io non conosco episodi di collusione mafiosa al comune di Palermo…". Lo stesso Sindaco, in successive interviste alla Repubblica e alla Rai affermò "…che a Palermo la mafia quasi non esiste, che è una forma di criminalità come un'altra…".

Giovanni Falcone, molto tempo dopo, chiarì magistralmente che lo "Stato-mafia" è più efficiente dello Stato italiano ed è dotata di una sorta di "organizzazione parallela" a quella statale.

Alla scomunica papale le organizzazioni mafiose hanno reagito con apparente indifferenza o al contrario, con segnali di profondo sconcerto (e di rigetto della pratica religiosa...). Il legame della sub-cultura mafiosa con l'elemento religioso (benché distorto) è troppo forte e antico perché la scomunica non produca conseguenze nel tempo.

Segui la nostra pagina Facebook!