"Non esiste nessuna operazione taglia-debito. Non si fa". E' quanto ha detto Matteo Renzi al direttore del Sole 24 ore, Roberto Napoletano. "Per risolvere il problema del debito dobbiamo tornare a crescere, deve farlo l'Europa e noi con lei". L'Italia resterà sotto il 3%, assicura, "ma c'è una flessibilità possibile nella tempistica del fiscal compact". E' di ieri sera la notizia diffusa da Rainews24 della presentazione di un emendamento al ddl sulle riforme costituzionali da parte di un gruppo di deputati del Pd volto ad eliminare la norma che impone il pareggio di bilancio, introdotta dal Governo Monti nell'articolo 81.

E molti ora si domanderanno cosa sia il Fiscal compact che ha cambiato le nostre vite e l'azione dei governi europei.

In cosa consiste il Fiscal compact

Essenzialmente si tratta di un accordo ancora più vincolante del Trattato di Maastrich che imponeva un rapporto massimo del debito/Pil del 3%; dal 1° gennaio 2013 vige l'obbligo di diminuire l'eccedenza del 60% per ottenere il pareggio di bilancio, con un decremento dello 0,5% del deficit strutturale ogni anno per i prossimi vent'anni. Tradotto per i comuni mortali, questo significa altri vincoli, altra recessione, prosecuzione dello stallo occupazionale ed economico.

E non finisce qui!

Alzi la mano chi ha sentito parlare dell'ERF o Fondo di Redenzione Europeo. Partorito dalle perfide menti in seno ai maggiori gruppi bancari e fondi monetari, questo "mostro" è la conseguenza, o la prosecuzione della demolizione degli stati europei, fate voi, del precedente Fiscal compact per la parte che riguarda le eccedenze di debito.

A fronte del trasferimento di quest'ultime, gli Stati aderenti potranno finanziarsi tramutando i titoli nazionali, Bot, CCT, etc, con quelli a garanzia comunitaria, una sorta di super eurobond dotati di tripla A con tassi di molto inferiori rispetto a quelli di molti paesi "periferici". In cambio dovranno offrire garanzie. Per rendere chiaro il concetto, è come se ci impegnassimo il Colosseo, l'Arena di Verona, la Torre di Pisa o il Duomo di Milano col rischio concreto di perderli definitivamente.

Il vero obiettivo nascosto

Quando sentiamo parlare delle partecipazioni di Eni, Enel,Poste, Finmeccanica, della gestione delle riserve di oro, degli immobili pubblici, nessuno ci relaziona delle modalità con le quali verranno realmente dismesse. Basti pensare alla logica del curatore fallimentare che mira a soddisfare il creditore piuttosto che il debitore a costo di svendere.

Qui si capisce il vero scopo dell'istituzione del Fondo di Redenzione Europeo. Se non si riuscirà a far fronte ai debiti ci sarà una specie di Equitalia europea pronta a pignorare tutti i beni dello stato italiano. Lo smembramento di tutto e non soltanto una mera cessione di quote di sovranità come tante volte sollecitato da forze politiche o capi istituzionali. Ma è veramente questa l''Europa che vogliamo?

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